Nadia Benedetti, da Viterbo all’altra parte del mondo

Imprenditrice tessile, 50 anni, si troava a Dacca per la Bengler Studio Tex. La nipote: «Delle bestie l’hanno portata via»

Imprenditrice, manager nel settore tessile. Allegra, disponibile e che amava il canto. Una donna impegnata nel suo lavoro, sempre in giro per il mondo. La ricordano così i parenti e gli amici Nadia Benedetti, la connazionale uccisa in Bangladesh da un commando dell’Isis ma nata e cresciuta a Viterbo, dove tornava appena ne aveva la possibilità. nadia benedettiIl ricordo più straziante, però, è nelle parole che Giulia, la nipote, ha affidato a Facebook dopo aver saputo della morte. «Ormai abbiamo perso anche l’ultima speranza: mia zia, Nadia Benedetti, è stata brutalmente uccisa nell’attentato in Bangladesh di ieri – si legge nel lungo messaggio – Non c’è più: non la rivedremo più, non parleremo, non commenteremo i colori delle magliette da produrre, mio padre non la andrà più a prendere all’aeroporto, non andremo a cantare insieme come ci eravamo ripromesse. Non c’è più ripete mio padre. Un branco di bestie ce l’ha portata via.

Aveva vissuto in Italia, Kenya, Bangladesh e non si era mai fermata. Neanche nei momenti più difficili».

E infine Giulia scrive: «Io chiedo a voi amici, parenti, viterbesi, italiani: NON DIMENTICATE, non lasciate che si perda il suo ricordo, non dimenticate cosa è successo, non permettete a questi pazzi di commettere altre stragi, non lasciate che vincano loro. Colgo l’occasione per esprimere la nostra vicinanza ai famigliari di tutte le vittime, e ai sopravvissuti alla tragedia. Ci mancherai zia, ci mancherete tutti».

La follia jihadista è entrata senza bussare nella vita della famiglia Bendetti che vive a Viterbo. Nadia aveva 50 anni e si trovava a Dhaka per conto della Bengler BV srl, con sede sulla Cassia Nord. La donna, inoltre, era managing director della Studio Tex Limited, azienda con sede principale a Londra e una succursale proprio a Dacca.

È stata uccisa come i suoi compagni di sventura, mentre era seduta al tavolo dell’ Holey Artisan Bakery di Dacca insieme ad altri 8 italiani. Non aveva figli e non era sposata. Una vita dedicata a lavoro che l’aveva portata spesso in giro per il mondo. In Bangladesh viveva da oltre 20 anni, ma speso rientrava in Italia dai suoi cari. Il sindaco di Viterbo, Leonardo Michelini, ha proclamato una giornata di lutto cittadino e due minuti di silenzio per ricordare la donna che conosceva personalmente. «Ho telefonato al fratello Paolo – ha detto – Sono stati momenti emozionanti. Conoscevo personalmente, come molti in città, tutta la famiglia, lavoratori instancabili». La cittadina si è stretta intorno al dolore della famiglia che ha appreso la notizia dalla Farnesina. Sono tutti ancora increduli e il dolore per la tragedia è stato espresso anche dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti: «Una tragedia immensa – ha detto – un dolore che colpisce il mondo e in particolare il nostro Paese e anche la nostra regione.

A nome mio e della amministrazione regionale del Lazio – ha aggiunto Zingaretti – voglio esprimere le nostre condoglianze alle famiglie di tutte le vittime. In particolare siamo vicini ai parenti di Nadia Benedetti di Viterbo e di Simona Monti di Magliano Sabina, nostre concittadine, anche loro barbaramente uccise in questo inumano e insensato attacco. A loro vanno le nostre condoglianze più vere e sincere – ha poi concluso – Una certezza, proprio in un momento così drammatico l’odio e il terrore non vinceranno mai».

 

 

Fra. Mus. per Il Tempo

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