“Pizza Connection” – Delrio ha un “Pizza” sullo stomaco. Monti con un piede fuori da Molo Vespucci

Il faccendiere parla così di “Pasqualino”: “… o fa come dico io o lo manno affanc….”. No Problem! Pasqualino ha fatto quello che Pizza ha chiesto

ROMA – Il ministro Graziano Delrio è alle prese con l’immane tragedia che ha colpito i pugliesi nel terribile incidente ferroviario di ieri costato la vita al momento a ben 25 persone e le vicende delle Autorità Portuali sono passate, giustamente, in secondo, terzo piano.

Il problema che il ministro non ne può più dei continui casini e polemiche che vedono coinvolto, con cicli periodici e costanti, l’attuale commissario dell’Autorità Portuale di Civitavecchia, Pasqualino Monti.

L’ultima in ordine cronologico (ma altre e di ben altro spessore stanno per venire alla luce e ne parleremo nelle prossime settimane) è quella che vede “Pasqualino” attenzionato tantissimo dal faccendiere Lino Pizza finito in carcere la settimana scorsa per una serie infinita di reati insieme ad altre 23 persone.

Già perché Lino Pizza, fratello dell’ex sottosegretario Giuseppe Pizza, aveva fatto un favore “grossissimo” a Monti e questo doveva scattare ad ogni sua telefonata o richiesta. Pizza lo portava a parlare da chiunque perché Monti aveva bisogno di ottenere la raccomandazione giusta ed essere riconfermato a Molo Vespucci i quei momenti al centro delle nostre inchieste giornalistiche e di forti polemiche.

Il faccendiere usava uno studio vicino al Parlamento in via Lucina, per ricevere denaro di illecita provenienza, nasconderlo e smistarlo grazie alla collaborazione in un caso di un parlamentare in carica, indagato, che “apparterrebbe all’Ncd” la formazione politica che fa capo all’attuale ministro dell’Interno Angelino Alfano.

E’ il primo bilancio dell’operazione “Labirinto” del Nucleo speciale polizia valutaria della Guardia di finanza di Roma che ha indagato numerose persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, corruzione e riciclaggio, truffa ai danni dello Stato e appropriazione indebita. Grazie al pagamento di tangenti la rete sotto indagine avrebbe ottenuto appalti per servizi da fornire a enti statali e ministeri, per realizzare opere con materiali di qualità inferiore a quelli normalmente utilizzati.

La figura centrale del sistema criminale è proprio il faccendiere Raffaele Pizza, noto amico neo mentore di Pasqualino Monti.

Pizza, “sfruttando i legami stabili con la ‘politica’, si adoperava anche per favorire la nomina, ai vertici di enti e di società pubbliche, di persone a lui vicine, così acquisendo ragioni di credito nei confronti di queste che, riconoscenti, risultavano permeabili alle sue richieste”.

Lino Pizza amava i soldi ma soprattutto il potere. Aveva fiutato l’affare con la società Minosse e voleva impossessarsene, un pezzetto alla volta. Prima isolando il presidente di questa, Gino Capponi (e pensare che erano amici da oltre trent’anni), poi facendo pressioni per farlo dimettere.

Usava le sue conoscenze e le sue intermediazioni. Aveva come obiettivo quello di gestire, lo dice lui stesso “Minosse è cosa mia” e ha utilizzato le debolezze di qualche dirigente Enel (ente che sicuramente si costituirà parte civile contro di lui) e le diatribe interne alla Minosse stessa che, oltre ad essere in regola sotto il profilo amministrativo, doveva fronteggiare richieste di sconti dovuti alla grande depressione economica che aveva colpito e sta colpendo ancora l’Italia.

Peccato però che Pasqualino Monti, al di là di quanto dichiarato a sua discolpa dal presidente della Compagnia Portuale di Civitavecchia, Enrico Luciani, ha giocato una partita a danno di tutti i contendenti e a solo suo vantaggio:

Quale?

Non economico nell’immediato ma quello di essere introdotto ora da questo ora da quell’altro politico per ottenere “voti” e gratificazioni per rimanere saldamente sulla poltrona, quella di Molo Vespucci, che scottava e scotta in modo impressionante.

Per capire come Pasqualino Monti fosse sottomesso a Pizza occorre ricostruire diversi passaggi, dove comunque, la sua disponibilità a far fare le scarpe a Gino Capponi, era dettata anche dalla guerra che aveva messo in atto proprio contro Gianni Moscherini, producendo carte e testimonianze a dir poco discutibili, e un certificato medico sul quale torneremo in una capitolo a parte (aspettiamo l’incidente probatorio di venerdì e poi ne parleremo).

Lino Pizza organizza una cena nella sua villa de l’Olgiata ed invita diverse persone. Occasione ghiotta per gli uomini della Guardia di Finanza che posizionano telecamere e microspie ovunque (al momento il 90% dei contenuti di quei discorsi li conosce solo il sostituto procuratore Fava, che coordina le indagini, e i militari che erano presenti, perché quegli argomenti sono sottoposti ad un iter diverso e quindi omissis).

La cena si tiene, come da programma, il 29 luglio del 2015.

Tra gli invitati il manager di Enel Claudio Machetti con la moglie (giornalista di Rai 3 Francesca Paltracca), il fratello di Lino e cioè l’ex sottosegretario Giuseppe Pizza, l’onorevole “tutto affare” Antonio Marotta e Claudio Rovai.

Ovviamente la mega cena a base di cose prelibate e costose erano tutte a carico della Minosse, ma il presidente Gino Capponi, non invitato e non presente, non sapeva che il socio Testa avrebbe sponsorizzato sotto banco questo ricevimento per fare una cortesia al faccendiere Lino.

Il giorno successivo, cioè il 30 luglio 2015, il buon Pizza non vedeva l’ora di far sapere a tutti gli esiti delle sue pubbliche relazioni.

Per primo chiamo lo sponsor del banchetto Carmine Testa.

PIZZA: ….la cena…non bene…alla grandissima è andata….ti volevo solo dire questo…ti volevo avvertire…

Tra una telefonata di trionfo e l’altra ne riceve una che lo conforta ancor di più e cioè quella del manager Enel, Claudio Machetti, che lo ringrazia per la serata trascorsa insieme”.

Il 3 agosto 2015, Marzia (segretario di Pizza) chiama Carmine Testa, c’è da pagare i conti e poi gli passa Pizza.

Quest’ultimo dopo le solite autocelebrazioni chiede esplicitamente di far fuori Capponi dalla Minosse. Questo però lo racconteremo a parte con tutti i retroscena dell’abile tessitore di conoscenza Pizza che senza rendersene conto, e per le sue ambizioni, ha messo in difficoltà Minosse ed Enel su una vertenza che si sarebbe comunque risolta da sola.

Arriviamo al 5 agosto 2015. Testa chiede a Pizza di contattare Pasqualino Monti, ex presidente di Molo Vespucci, nominato proprio a luglio commissario straordinario, perché interceda presso Enrico Luciani in modo da “addolcirlo un po’…“.

Testa è preoccupato perché, di lì a poco, avrebbe dovuto incontrare Luciani per i famosi “sconti” sul carbone da scaricare.

C’è preoccupazione da parte di Testa perché Luciani, il giorno precedente, incontrando De Vizia, legale rappresentante della Decalift, non era intenzionato a fare sconti di alcun tipo.

Lino Pizza si mette subito in moto e chiama Pasqualino Monti che deve intervenire (questo stride con la versione di Luciani in conferenza stampa dell’altro giorno ma è irrilevante). Tranquillizza l’amico dicendogli di stare tranquillo di lasciarlo urlare e fare tutto le sceneggiate che riterrà di fare perché “…alla fine lo fa…”, riferendosi ovviamente all’operazione in itere con la CPC.

PIZZA: dimmi Carminù

TESTA: no te volevo pregà…se potevi fa una telefonata a Pasqualino là…e dici che qui…siccome oggi tengo l’incontro con Luciani e ieri ha discusso pure con Carmine (De Vizia) sempre sullo stesso argomento, di addolcirlo un poco sto cazzo… che nun facesse o fess.

PIZZA: ci penso io…però adesso tu prendi tempo non fare nulla, noi abbiamo tempo.

TESTA: si però quello (riferito a Luciani) stamattina viene…

PIZZA: si però se me fai parlà… siccome quello che hai visto da me (riferito a Pasqualino Monti presente all’incontro del 21 luglio negli uffici di via Lucina) …deve a me……allora io gli dico se i fai questo….sennò te manno a fanculo…pronto!

TESTA: sì…ho capito…però se…

PIZZA: vuoi che lo chiamo adesso?

TESTA: eeeee…adesso lo devi chiamà perché io alle undici, tengo l’assemblea dei soci…devo decidere…

PIZZA: vabbé mo provo a chiamarlo.

Dopo una decina di minuti Testa riceve una chiamata.

TESTA: Pronto…

MARZIA: dottor Testa glielo passo…

PIZZA: c’ho parlato…pronto?…me senti?

TESTA: sì dimmi…

PIZZA: …lui c’ha parlato (riferito a Monti con Luciani, ndr)…mm’ha detto…come è fatta una linea mediana, lui fa i duro (Luciani, ndr)…ma di non tenerne conto…perché lui c’ha parlato eh! …capito?…

TESTA: i però ieri ha fatto lu cinema con Carmine…

PIZZA:… m’ha detto……dice…tu di dè sì e basta…tu fottitene… così m’ha detto…te ripeto..eh..ok…hai capito?

OMISSIS… sennò vaffanculo…alla linea mediana…ti ricordi?…ti ricordi quelle cose che c’eravamo detti?

TESTA: le trentaquattro (34)….

PIZZA: che cazzo ne so..hai capito o no che ti volgio dire… o a te o affanculo…hai capito o no?

TESTA: Sì, sì…

PIZZA:….ha detto che alla fine lo fa…ha detto così… ci ha già parlato (Monti con Luciani, ndr)…

TESTA: sì sì ho capito…ho capito Li…me so messo in ta stanza…questo mi ha detto ufficialmente quel fatto (fa riferimento al colloquio con Monti, ndr), me l’ha detto lui a me…

La telefonata continua sulle strategie su come far fuori Minosse a Capponi e verso la fine tornano sull’argomento Monti e poi Luciani.

TESTA: oggi…siccome incontriamo quest’altra persona…hai capito?…oggi…

PIZZA: ..poi ne parlammo, statte tranquillo…ha detto poi ne parlammo…statte tranquillo…fai comme te dic io…facimmeci i feri poi ne parliamo a settembre…hai capito a no?

TESTA: già ce l’ho detto così…

PIZZA:…hai capito…poi a settembre….ci verimmo vediamo come gestire l’operazione…senti che ti volevo dire…lui ha detto che sicuramente lo fa…digli di non andare dopo…che c’è la ditta…che lui l’ha fatto…così m’ha detto…che c’ha parlato…dice fa il duro…ma poi…come te dic io che nun ce sò problemi…così m’ha detto così ti dico…

TESTA: …speriamo…

PIZZA: lascia a cossì…affanculo…ma che stai scherzando…mollate tutte le cose così voglio vedè che fa sto stronzo…non so se mi hai capito…

PIZZA: …così non sono le possibilità…perché così mi chiama stu stronzo…mi hai detto tu di fa così…non so se mi hai capito…

TESTA:…sì…sì…ti dico io come va…perché poi lo tiro fuori….dico…ma che cazzo vuoi me l’hai detto tu di fare così…

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