Civitavecchia – Nell’incidente probatorio Monti non convince il Gip

Sulle accuse a Moscherini si è più volte contraddetto e nonostante si fosse preparato bene il compitino tante sue risposte piene di “non ricordo”

CIVITAVECCHIA – Leggere la stampa su carta che tratta la cronaca di Civitavecchia ci ha spiazzati e non poco. Non vedevamo l’ora di leggere gli articoli sull’interrogatorio di Monti perché, per la prima volta, almeno per quel che è la nostra esperienza da cronisti, i giornalisti presenti erano solamente due. Noi e il collega di TRC Giornale (come hanno potuto scrivere gli articoli è un vero mistero).

Degli altri neanche l’ombra. Come se tutti avessero avuto ordini di scuderia a non farsi vedere per non creare imbarazzo al commissario dell’Autorità Portuale Pasqualino Monti che entrava in Tribunale in veste di indagato.

All’appuntamento a Palazzo di Giustizia, infatti, oltre agli avvocati (Carlo Taormina e Pierluigi Bianchini, Iervolino ieri in sostituzione di Mormino per Gianni Moscherini e Vincenzo De Francesco; Miroli per Monti) era presente anche la vittima delle accuse del giovane commissario e cioè Gianni Moscherini.

Monti e Miroli sono arrivati con largo anticipo e si sono rintanati in aula lontani da occhi ed orecchie indiscrete, mentre il camminatore di fiducia presidiava l’ingresso poi via via sono arrivati tutti gli altri.

Pasqualino Monti, nel riconfermare gli episodi da lui denunciati nel 2016 contro Moscherini ha, di fatto, ammorbidito il senso delle parole.

Questo perché sapeva e sa che la sua posizione, dopo l’incidente probatorio, almeno per quel che lo riguarda si è notevolmente aggravata.

Già, perché oltre ad essersi più volte contraddetto e di non ricordare molti episodi che gli avvocati delle difesa gli contestavano, ha di fatto confermato che i rapporti con Moscherini non erano certo interrotti come aveva fatto credere dopo che aveva subito le presunte minacce. Si sono continuati a vedere più volte e, allo stesso tempo, Pasqualino Monti ha avuto a disposizione più di una circostanza per denunciare gli atteggiamenti equivoci di Moscherini, ma, inspiegabilmente, non l’ha fatto.

Di quali episodi stiamo parlando?

Andiamo per ordine.

Monti, nella deposizione fatta al magistrato Lorenzo Del Giudice in veste di indagato per altro procedimento, si ricorda improvvisamente di essere stato minacciato per fini estorsivi da Giovanni Moscherini, siamo nel febbraio 2016 su fatti del 2013.

Quando gli avvocati di quest’ultimo hanno mosso contestazione al pm Del Giudice, questi, ha dovuto iscriverlo nel registro degli indagati perché, i pubblici ufficiali che subiscono minacce o pressione o tentativi di corruzione, hanno l’obbligo di denunciare gli episodi, senza indugio, alla magistratura competente e Monti non lo fece.

Episodi per denunciare Moscherini ne ha avuti a bizzeffe ma non l’ha mai fatto.

Il primo, quello appena narrato, il secondo quando il magistrato l’ha ascoltato come persona informata sui fatti in relazione alla maxi inchiesta sulla Darsena Traghetti e Grandi Masse.

Non solo, ancor prima, i carabinieri del NOE, avevano consegnato una informativa scritta al pm che stava indagando su quella inchiesta, dove segnalavano una circostanza anomala.

Il 27 maggio del 2014, infatti, Pasqualino Monti, veniva fotografato, insieme ad alcune persone, mentre si recava presso la Procura della Repubblica di Civitavecchia per parlare con l’allora Procuratore Capo Gianfranco Amendola (mentre i suoi fidi accompagnatori, tutti fotografati anche in questo caso, confabulavano con alcuni rappresentati del corpo forestale dello Stato).

Perché i carabinieri segnalavano questa cosa che, solo all’apparenza, non sembrerebbe nascondere niente di strano?

La segnalavano perché, il 22 maggio, cioè cinque giorni prima di questo incontro, il sostituto procuratore Lorenzo Del Giudice aveva consegnato al Gip Ferri la richiesta di sequestro della Darsena Masse.

Il 30 maggio, tre giorni dopo, veniva firmato il decreto di perquisizione dell’abitazione di Pasqualino Monti e di tutti gli uffici o mezzi nella sua disponibilità.

Il 3 di giugno i carabinieri eseguono gli ordini di sequestro e di perquisizione autorizzati dal Gip Ferri.

Anche in questo caso, pur avendo parlato con Amendola per oltre mezz’ora, per l’esattezza 31 minuti, ed avendo avuto in casa i carabinieri non ha fatto mai cenno alle presunte minacce mosse da Gianni Moscherini.

Date, tra le altre cose, che cadono proprio a cavallo delle elezioni amministrative e prima del ballottaggio che vedrà trionfare Antonio Cozzolino.

Poi, improvvisamente, da quel momento in poi, il commissario Pasqualino Monti comincia ad avere gravissimi problemi di salute tanto da dover ricorre all’aiuto dello psichiatra amico di Schettino.

C’è da significare anche l’imbarazzo di Monti e Miroli difronte alla “bufala” data in pasto ad un giornalista sul 416 Bis cestinato prima dalla DDA di Roma e poi dalla stessa Procura di Civitavecchia.

Dunque niente di più falso e sbagliato ma il commissario sembra essere con le spalle al muro e quindi le tenta tutte, anche quelle di presunte lettere anomale, pardon anonime, che sanno tanto di “tarocco”.

Il Gip Marasca, dopo un inizio di seduta contratta per l’ovvia tensione che serpeggiava da settimane, ha condotto il confronto dove, per oltre tre ore, il giovane commissario Pasqualino Monti ha cercato di tenere in piedi un castello di carta.

Domande fatte su più fronti e con diversi significati anche per dimostrare come, in realtà, Pasqualino Monti, abbia esagerato nel fare le affermazioni che hanno portato ai domiciliari colui il quale gli ha dato la possibilità di crescere lavorativamente.

Non dimentichiamo che l’arrembante e oggi milionario commissario faceva il porta a porta per una compagnia telefonica. Poi Moscherini lo ha assunto all’Autorità Portuale come dirigente. In seguito lo ha nominato assessore nella sua giunta quando era sindaco e per finire lo ha sponsorizzato ed aiutato ad arrivare al vertice di Molo Vespucci in veste di presidente.

Se fosse stato sicuro di sé e delle accuse mosse a Moscherini non c’era certo bisogno di ascoltare le sue risposte per oltre tre ore.

Nel frattempo è già stata stralciata la posizione dell’avvocato Roberto Abbruzzese che sarà archiviata e questo per Moscherini è un grande vantaggio perché uno degli spauracchi mossi da Monti erano le denunce che di lì a poco avrebbe presentato proprio Abbruzzese.

Se Abbruzzese viaggia verso l’archiviazione, evidentemente, ha dimostrato come non ci fosse alcuna connessione tra lui e Moscherini e che le sue iniziative erano tutte mosse a tutela dei cavatori.

Certo, sarebbe stato molto più interessante vedere Moscherini rispondere a Monti in quel faccia a faccia richiesto dal sostituto Del Giudice e respinto dal Gip Marasca. Interessante perché, per le oltre tre ore trascorse seduto sulla sedia riservata agli imputati, Pasqualino Monti non ha mai rivolto lo sguardo verso il suo mentore Gianni Moscherini. Ci sarebbe stato davvero da scrivere tanto ma dobbiamo accontentarci, al momento, solo di questo.

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