“Pizza Connection” – Trovati a casa di un funzionario di Palazzo Chigi i soldi per “aggiustare” i guai giudiziari

Il deputato Antonio Marotta

La Guardia di Finanza di Roma pronta a smantellare la “cricca delle nomine”, un giro vorticoso di rapporti e tangenti. Nei guai anche l’ex capo segreteria del verde Pecoraro Scanio, attuale funzionario a Palazzo Chigi Renato Mazzocchi, nel soppalco di casa nascosti 230 mila euro (servivano per aggiustare guai giudiziari della cricca)

ROMA – L’inchiesta sul labirinto di tangenti che vede indagato il parlamentare dell’Ncd Antonio Marotta, l’ex sottosegretario del Giuseppe Pizza e suo fratello Raffaele, ha un nuovo protagonista: Renato Mazzocchi, funzionario della presidenza del Consiglio e membro della Struttura di missione per la ricostruzione de L’Aquila, accusato di riciclaggio.

È il 4 luglio – lo stesso giorno dei 24 arresti, domiciliari inclusi – quando gli investigatori del Nucleo speciale valutario della Guardia di Finanza, guidato dal generale Giuseppe Bottillo, perquisiscono una serie di uffici e abitazioni. E nella disponibilità del funzionario di palazzo Chigi, in una busta conservata su un soppalco, gli agenti trovano ben 260mila euro in contanti. L’accusa per Mazzocchi adesso è quella di riciclaggio ma il ritrovamento della somma ha riavviato le indagini: l’obiettivo è ora capire meglio la provenienza di questi soldi. Mazzocchi peraltro è stato in passato segretario di Marotta. E non è l’unico al quale, il 4 luglio, sono state sequestrate delle ingenti somme di denaro.

Buste già preparate con i soldi, un appunto con l’annotazione di alcune indagini in corso (sui filoni da ammorbidire bocche cucite ma sembrerebbe che qualcuna riguarda da vicino qualcuno della nostra zona): i finanzieri del Nucleo valutario della Guardia di Finanza li hanno trovati, come detto, a casa di Renato Mazzocchi, funzionario della presidenza del Consiglio.

Lino Pizza, l’amico che tanto si è adoperato per le sorti del commissario di Molo Vespucci Pasqualino Monti è accusato di aver «pilotato» appalti pubblici grazie al pagamento di tangenti e favorito assunzioni in svariati enti.

Il sospetto è inquietante: il denaro serviva ad «aggiustare» i processi, come del resto viene detto più volte nelle intercettazioni ambientali degli ultimi due anni.

La «rete» istituzionale

La perquisizione risale a dieci giorni fa, ma è stata tenuta riservata fino alla convalida del sequestro deciso dal Gip.

Indagando sulla «rete» che faceva capo a Pizza e coinvolgeva il deputato ncd Antonio Marotta, anche lui finito sotto inchiesta per corruzione, gli specialisti del generale Giuseppe Bottillo scoprono i contatti con Mazzocchi.

Molti ricordano Renato Mazzocchi ex capo della segreteria dell’allora ministro all’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, approdato a palazzo Chigi per occuparsi della Struttura di missione per la ricostruzione in Abruzzo.

Il pubblico ministero Stefano Fava, titolare del fascicolo con il procuratore aggiunto Paolo Ielo, dispone dunque una «visita» nella sua abitazione proprio per cercare eventuali prove dei legami con l’organizzazione. Non è l’unica. Sono decine i controlli effettuati per ricostruire la «rete» istituzionale anche tenendo conto che nei colloqui Pizza parla della sua amicizia con il ministro dell’Interno Angelino Alfano, raccontando di aver fatto assumere il fratello alle Poste.

I processi e le inchieste «aggiustati»

Della possibilità di conoscere in anticipo l’evoluzione delle indagini, soprattutto quella che li riguardava, gli indagati parlavano spesso.

E nel corso dell’interrogatorio dell’8 luglio scorso, subito dopo l’arresto, anche Alberto Orsini — che si spacciava per commercialista ed è ritenuto una delle «menti» del sodalizio — è stato costretto ad ammettere che qualche «soffiata» era arrivata. Nelle conversazioni Pizza chiedeva appunto la consegna di 200 mila euro. E su questo si concentrano le domande dei magistrati.

Orsini: «Lino (Pizza) mi dice “tranquillo” le cose si stanno sistemando, non ti preoccupare oltre a salvare te salvo anche l’amico tuo… dice, ci vorranno dei soldi…».

Pm: «Le disse che questi soldi erano finalizzati alla consegna…».

Orsini: «No, erano finalizzati alla sistemazione… se questo… perché lui era sicuro». Pm: «Quindi la richiesta di soldi era funzionale poi alla consegna a chi doveva sistemare la cosa?».

Orsini: «Questi erano i soldi per lui, per tutto quello che stava facendo per me, con Marotta o senza Marotta lui stava sistemando le cose in modo tale che alla fine questo finiva in una bolla di sapone, «però mi dovete preparare 200 mila euro». Adesso si deve scoprire se sono proprio quelli trovati a Mazzocchi.

Adesso che Orsini ha vuotato parzialmente il sacco tocca nuovamente a Lino Pizza, ancora in carcere, che nell’interrogatorio di garanzia si era rifiutato di rispondere in quanto “emotivamente provato” da quanto gli era piombato addosso.

Lino Pizza dovrà spiegare tante cose, le manovre per aiutare gli “amici” ad ottenere posti di comando dentro gli enti pubblici, le pressioni fatte ad alcuni funzionari dell’Enel e qualche strano incontro per “aiutare” un personaggio civitavecchiese che, il cui nome, al momento, ancora non è comparso ufficialmente nell’inchiesta ma che lo farà sicuramente nelle prossime settimane.

Già perché Lino Pizza è stato spesso a Civitavecchia, accompagnato anche da un altro nome coinvolto nelle indagini, Vittorio Crecco, ex alto funzionario dell’Inps. Fotografati mentre entrano all’Autorità Portuale di Civitavecchia a Molo Vespucci. Oppure che entrano in un altro ufficio che si trova a pochi passi dal mercato coperto o a pranzo nel noto ristorante che si affaccia sul porto “Il Pesce in Bottiglia”.

Come non ricordare la cena all’Olgiata dove erano i presenti quasi tutti i big della “cricca” e dove sono stati risolti alcuni problemi legati proprio a Civitavecchia?

Insomma, carne al fuoco c’è tanta come sulla graticola rischiano di finirci in molti.

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