Autorità Portuale – Pasqualino Monti, l’affaire Concordia non s’ha da fare (diamo la colpa ai Consorzi)

Al telefono la giornalista de Il Messaggero Cristina Gazzellini al presidente di Molo Vespucci: “Ciao tesò, me vado a infiocchettà quer pezzo senza fa parlà a nessuno, tranquillo!… ciao tesò, ciao“. Monti però è preoccupato e sottolinea: “Chiaramente la devi gestire perché altrimenti a me m’ammazzano, me danno addosso

CIVITAVECCHIA – E bravo sì! L’allora presidente dell’Autorità Portuale di Civitavecchia-Fiumicino-Gaeta dava ad intendere che si stava adoperando per portare il relitto naufragato all’Isola del Giglio nel Porto di Traiano, dichiarava alla stampa, scriveva sms a Zingaretti dando la sua totale disponibilità affinché Civitavecchia fosse capofila per la demolizione ma, sotto sotto, aveva già dato l’ok, come Assoporti, di mandarla altrove.

A fare giungere a queste clamorose deduzioni, ad oltre due anni di distanza, sono i carabinieri del NOE che, in una annotazione di servizio del 20 febbraio del 2016, consegnata nelle mani del pubblico ministero Lorenzo Del Giudice, riportano, oltre alle conclusioni che abbiamo appena accennato, una serie di intercettazioni telefoniche. Loro, i carabinieri, ritengono molto importante quella registrata tra il presidente dell’Autorità Portuale Pasqualino Monti e la ex rup di alcuni lavori al Porto di Traiano (incarico oggetto di indagine anche del MEF) e soprattutto, giornalista de Il Messaggero, Cristina Gazzellini.

MOSCHERINI E PASQUALINO MONTIQuest’ultima chiamava non in veste di rup ma, in questo caso, di “imparziale” e deontologicamente “corretta” giornalista, il suo “tesoro” o meglio “ciao tesò…”

La giornalista chiama come detto Monti e lo informa che la redazione le aveva girato un lancio d’agenzia, secondo la quale la nave Costa Concordia sarebbe stata portata a Genova.

Nel prologo della telefonata la giornalista riferisce al presidente di aver parlato, pochi minuti prima, con l’ex sindaco di Civitavecchia Gianni Moscherini, capo di una cordata che aveva costituito un consorzio finalizzato alla demolizione della Concordia.

Moscherini aveva dichiarato alla giornalista, sempre secondo il suo racconto captato dai carabinieri, che avrebbe fatto un’offerta più bassa pur di avere il relitto e dare lavforo a decine di aziende, imprese e centinaia di operai.

Alle parole della Gazzellini Pasqualino Monti si infastidisce, si stizzisce e molto seccato replicava: “ma chi è Moscherini per presentare un’offerta!”. L’informatissima giornalista replica che poteva parlare in quanto che “lui stava nel consorzio”.

Con fare beffardo ed entusiasmo affatto celato Monti si diceva molto contento del fatto che la nave non fosse portata a Civitavecchia e aggiungendo (questa frase risulta beffarda come quelli che ridevano del terremoto a L’Aquila, ndr): “Io ho fatto di tutto, in grande silenzio, per non portarla qui, perché è una bomba ecologica“.

Sempre rivolgendosi alla Gazzellini e non nascondendo acredine e un certo livore verso Moscherini  aggiungeva: “…ma quale consorzio?!… lì ci sono due società private, una americana e l’altra non so de dove… poi ci stava quell’altro di Civitavecchia con il quale io non parlo, non ci voglio proprio parlà… quello che c’ha il cantiere ULISSE, porca troia non me viene il cognome, BARONE”.gazzellini con monti

Sempre nel corso della conversazione con la giornalista si lasciava andare e raccontava il grande inganno: “…una volta istituzionalmente io ho fatto una nota a ZINGARETTI, in via informale, chiaramente gliel’ho detto che era… (per finta, ndr) eh, non conviene, fai un bacino di carenaggio, quando sarà pronto il bacino di carenaggio ospiterà non le navi che sono affondate, ma le navi che devono andare a fine vita e comunque porti lavoro“.

Monti  sapeva che avrebbero formulato un’offerta più bassa ma tuttavia di quella telefonata che lo informava delle intenzioni di  Moscherini  ne aveva parlato con il presidente della Regione Lazio: “…con Zingaretti abbiamo detto, per carità di Dio“.

Nel sentire queste affermazioni la  Gazzellini  dimostra tutta la sua professionalità dicendogli che se qualcuno avesse saputo di questa cosa avrebbe potuto strumentalizzare la notizia e che ci sarebbero state polemiche feroci.

Monti  nel tentativo di rassicurare la sua interlocutrice riferisce che “alla fine l’operazione porterebbe lavoro per un anno a sole 300 persone”  e che quindi il Governo avrebbe deciso il Porto e non lo lasciava certo decidere alle aziende né tantomeno a  Moscherini.

Allora la  Gazzellini  si è detta disponibile a trovare: “…un modo carino per farlo capire senza mettete de mezzo a te“.

Monti  suggeriva di scrivere un articolo senza mettere di mezzo il Porto, dando tutta la responsabilità del fallimento dell’operazione  ai Consorzi privati che avevano formulato delle offerte sbagliate.

Proprio una bel quadretto da incorniciare a futura memoria per i civitavecchiesi e un bell’esempio di come fare giornalismo al cospetto degli ignari lettori di una prestigiosa testata giornalistica come quella de Il Messaggero.

Ma non finisce qui!

Monti  nell’arco della conversazione continua a ribadire di non volere assolutamente la Costa Concordia a Civitavecchia, anche se poi, fingendo, con Zingaretti avevano “mostrato” interesse sui giornali.

Cristina Gazzellini  poi si ricorda di un altro passaggio del suo discorso con  Moscherini  il quale le avrebbe riferito dell’interessamento in quanto anch’egli imprenditore e tra coloro che avevano presentato il progetto.

Monti  confida alla giornalista che avrebbe dovuto mandare una lettera firmata da lui a Zingaretti e a “THAMM” (Michael THAMM amministratore delegato di  Costa Crociere, ndr), ma non l’aveva mai inviata al contrario di quanto detto a tutti gli altri.

Di questa famosa lettera ci sono altre intercettazioni interessanti tra Pasqualino Monti  e sua zia dove il presidente si raccomanda: “..se ti chiama Gianni e ti chiede della lettera digli che l’ho spedita…ahahahah”.

Ormai gli elementi per scrivere un bellissimo articolo menzoniero c’erano tutti e nel terminare la conversazione la  GAZZELLINI  salutava, molto, troppo affettuosamente Pasqualino Monti  e nel rassicurarlo dell’ottimo lavoro che avrebbe fatto conclude la telefonata così: “…me vado a infiocchettà quer pezzo senza fa parlà nessuno, tranquillo!… ciao tesò, ciao, ciao, ciao“.

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