Autorità Portuale – Monti megalomane puntava al doppio incarico, presidente a Civitavecchia e commissario a Napoli

Il commissario uomo forte dell’NCD. Alfano e Lupi lo sostenevano e Augello lo voleva vedere a tutti i costi (di persona). Poi quella telefonata di Manuel Grimaldi…

CIVITAVECCHIA – La notizia di ieri da noi pubblicata sulla vicenda Costa Concordia ha scatenato un vero e proprio putiferio in città. Soprattutto tra i tanti lavoratori disoccupati a cominciare da quelli della Privilege Yard che hanno visto sfumare una grande occasione di lavoro.

La politica ancora tace perché sotto shock. I giornali di regime anche. Purtroppo però le notizie si rincorrono e le intercettazione volano di mano in mano nelle segreterie politiche romane.

Per mesi e mesi, nel corso del 2014, i telefoni del presidente dell’Autorità Portuale e dei suoi collaboratori sono sotto ascolto della Procura di Civitavecchia (migliaia e migliaia di telefonate).

Pasqualino Monti all’epoca era ed è tutt’ora l’uomo di punta del Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano. Il suo mentore è il senatore Andrea Augello che lo tormentava (e forse tormenta) con telefonate quotidiane dove l’argomento era sempre lo stesso (non mandare messaggeri o camminatori ma parlare di persona).

Pressato anche quando stava beato e felice in vacanza a Monte Carlo.

Pasqualino dove sei, ho bisogno di vederti subito” e lui che qualche volta non rispondeva e altre volte trovava delle scuse: “Andrea lo sò cosa ti serve, sto facendo i salti mortali, credimi, se ce la faccio ci vediamo lunedì” leggendo e rileggendo le telefonate tra i due torna alla memoria un celebre pensiero di Giulio Andreotti: “a pensar male qualche volte ci si indovina“.

Su quelle telefonate ci torneremo in seguito, specialmente di quando si trovava in vacanza a Monte Carlo e non si accontentava di una stanza da 35 metri quadrati vista mare e, visto che poteva permetterselo, ne pretendeva una di 10 metri più grande.

La vera notizia sono le sue manie di grandezza, un delirio di onnipotenza che veniva poi portato agli estremi da due altri noti megalomani senza voto quali Angelino Alfano e Maurizio Lupi.

La loro ambizione era quella di prendersi, impossessarsi, mettere le mani anche sul porto di Napoli.

In quel periodo erano roventi polemiche nel Golfo partenopeo. Mesi e mesi di commissariamento, di inchieste giudiziarie e richieste di cambiare guida.

L’idea piace a Pasqualino Monti, un doppio incarico. Presidente dell’Autorità Portuale di Civitavecchia e, contestualmente, commissario del porto di Napoli.

Per poterlo fare bisognava usare tutte le cautele del caso e, soprattutto, capire se ci fossero delle incompatibilità.

L’allora governatore della Campania, Stefano Caldoro, viene avvicinato da più parti e lo convincono ad incontrare l’uomo “Fiat” di quel momento di ritorno da Baltimora, Pasqualino Monti.

Pasqualino Monti che telefonava a destra e manca vantandosi: “…Caldoro mi vuole fin dall’inizio a Napoli se il Ministro mi chiama io sono pronto”.

Mentre sognava ad occhi aperti prati verdi e mare azzurro ecco una telefonata che gli “cambia” i programmi.

L’interlocutore e Manuel Grimaldi, il super armatore e super sponsor di Pasqualino Monti.

Grimaldi lo avverte che è un rischio andare a fare il commissario adesso. Meglio metterci un uomo di transizione per 5/6 mesi, Giovanni Grimaldi, potrebbe essere l’uomo giusto.

Poi una volta nominato…

Monti lo ragguaglia sull’incontro avuto con Stefano Caldoro: “con lui sono stato chiaro, lo staff lo scelgo io egli uffici di comando vanno accentrati su Roma. A lui comunque ho detto chiaramente che mi piacerebbe avere il secondo mandato a Civitavecchia“.

Grimaldi lo invita alla cautela. Napoli è una piazza difficile, un covo di serpenti. Meglio essere cauti e, soprattutto essere presenti.

Inoltre lo avverte di essere venuto a conoscenza che gli operatori marittimi stanno spingendo, insieme a Forza Italia Gianni Moscherini e che quindi avrebbe potuto creare difficoltà.

Mentre è nel pieno del suo incarico c’è un problema da risolvere: LA FAMIGLIA TIDEI.

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