Autorità Portuale – Monti, il rapporto con la stampa e con Grasso

Il consigliere comunale de La Svolta alle prese con Molo Vespucci, La Provincia, Civonline, Fondazione Cariciv e l’affare Sintagma-Mecenate

CIVITAVECCHIA – Ieri pomeriggio l’ex sindaco Gianni Moscherini ha tenuto una conferenza stampa per stigmatizzare il comportamento dell’attuale commissario di Molo Vespucci con la giornalista de Il Messaggero, Cristina Gazzellini.

Il doppio gioco fatto sulla Costa Concordia grida vendetta ma visto il silenzio dei sindacati, della Compagnia Portuale e del sindaco pentastellato forse ha fatto bene l’attuale commissario Pasqualino Monti a prendere a calci in bocca la città di Civitavecchia e i suoi lavoratori.

Il caso politico è comunque scoppiato e dopo Moscherini e la deputata Marietta Tidei sono i lettori che ci chiedono di conoscere quei retroscena che la stampa di regime, quella prezzolata, generalmente non scrive o manipola ad uso e consumo degli sponsor di turno.

Il re dei re dell’informazione a gettone è senza dubbio il portavoce dell’autorità portuale, Massimiliano Grasso.

Oltre a ricevere un lauto stipendio da Pasqualino Monti è direttore della testata online Civonline, ha il padre direttore del quotidiano cartaceo La Provincia (di cui è, di fatto, il diretto e proprietario), faceva l’addetto stampa per la Fondazione Cariciv e grazie al dimissionario Massimo Ferri, presidente del collegio dei revisori dei conti della Fondazione, portò a termine una delle più grandi e allo stesso tempo, imbarazzanti, operazioni finanziare a danno proprio della Fondazione Cariciv.

Sì, perché Massimiliano Grasso era il proprietario, attraverso la società Sintagma della televisione locale Provincia Tv.

Gli affari, oltre gli ascolti, andavano malissimo. Occorreva trovare un pollo a cui vendere tutto, ripianare i debiti e mettersi in tasca un minimo di profitto.

Fatti fuori con abilità i soci di Sintagma l’operazione veniva portata a termine grazie a Ferri e Cacciaglia.

Un’operazione scellerate che oggi ha costretto i vertici della Fondazione Cariciv a prendere una drastica decisione (su consiglio probabilmente di chi ha ispezionato le carte) e cioè trasformare le società parassite, pardon, strumentali, in cooperative.

Se la dovranno cavare con le loro mani, con le loro risorse anche se, c’è da giurarci, continueranno a far man bassa dei progetti finanziati dal buon Cacciaglia che passerà alla storia di Civitavecchia per aver affondato la Fondazione Cariciv come Schettino fece con la Concordia.

Una decina di giorni fa, a sollevare il problema di incompatibilità ambientale di Massimiliano Grasso fu il consigliere del movimento 5 stelle Rolando La Rosa.

Grasso rispose stizzito che si parlava di lui per non affrontare i problemi seri. Un po’ come fa lui quando si tratta di scrivere di Pasqualino Monti, di Vincenzo Cacciaglia o Massimo Ferri.

Non scrive, ma se proprio non può farne a meno, manipola ad arte le notizie rendendole morbide, innocue.

Adesso però, dalle intercettazione che vedono come protagonista il suo datore di lavoro, Pasqualino Monti, emergono anche le sue chiacchierate con il giovane e spregiudicato commissario straordinario tutt’affare.

Pasqualino Monti, infatti, oltre ad avere il privilegio di avere una vera e propria forza di polizia a sua disposizione, la PAS (che videosorveglia, ascolta tutto ciò che accade al Porto e che ha reso quasi impossibile il lavoro degli investigatori incaricati dalla Procura per quanto erano riusciti a blindare gli uffici del plurindagato Monti) ecco arrivare in soccorso l’aiuto dei giornalisti.

Massimiliano Grasso faceva sapere in tempo reale tutte le notizie che giungevano in redazione al suo capo. Comunicati stampa, messaggi, confidenze o articoli che potevano dare fastidio, creare problemi e preparare con largo anticipo tutte le contromosse.

Così come non si faceva scrupolo, in barba al segreto professionale, di far sapere chi era la fonte e, nel caso, di stampare mail con mittente, data e ora e consegnarlo direttamente nelle sue mani.

Dove non arrivava Grasso c’erano altri fedeli collaboratori come l’ormai famosa “infiocchettatrice” Cristina Gazzellini, anche lei per molto tempo a libro paga dell’Autorità Portuale e il di lei marito che, lasciato un posto statale nella Polizia di Stato, manteneva collegamenti a destra e manca.

Imperdibili anche per come si parla di soldi, quelle con un altro giornalista, Bruno Dardani (su questo capitolo ci torniamo a parte) e di come finanziare di volta in volta testate nazionali o agenzie di stampa.

Insomma, attaccare Pasqualino Monti, la Fondazione Cariciv o altri amici della lobby era ed è praticamente impossibile.

Basti pensare che, ad oggi, Il Messaggero non ha ancora preso ufficialmente le distanze da quella telefonata vergognosa di una sua collaboratrice che ha scritto quasi sempre e solo sulle vicende del porto.

Chissà cosa penserà poi Grasso quando leggerà e se gliele faranno leggere, le intercettazioni che riguardano non solo lui, ma anche le sue sorti politiche nelle ultime elezioni amministrative.

Già perché, su imbeccata di Nicola Zingaretti, Pasqualino Monti scoprì che dai sondaggi in mano al Governatore del Lazio, il distacco in termini di voti erano di un punto tra Cozzolino e Grasso e questa notizia lo spinse a fare degli incontri molto riservati per fare nuovi accordi e cambiare cavallo in corsa.

Monti non poteva correre il rischio di vedere Pietro Tidei tornare a vestire la fascia tricolore da sindaco.

Così come sarà interessante vedere come riusciva ad arrivare ai ministri di turno con estrema facilità grazie alle intercessioni, ora di Pizza ora di Augello, ora di Matteoli o Verdini.

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