Automobilisti: “Attenti al cinghiale”

Automobilisti.

Io uomo.
Salgo in auto, indosso la cintura, avvio il motore, mi sporgo verso lo specchietto retrovisore per dare un’occhiata alla piazzola fra i capelli, rimiro le narici per scovare peli in eccesso, digrigno i denti per scoprire eventuali avanzi di cibo, con la mano destra ingrano la prima e, mentre l’auto si avvia, con l’indice della mano sinistra ravano nelle froge del naso alla ricerca di chissà quali reperti storici, o forse cercando semplicemente di arrivare al cervello.

Con un’altra mano smanetto tra i vari pulsanti del cruscotto regolando aria condizionata, computer di bordo, musica alti e bassi, vibro massaggiatore del sedile, telecamera posteriore, cardiofrequenzimetro e chi più ne ha più ne metta.
Con la mano ancora libera, anche se ho perso il conto delle mani, scorro gli sms sul cellulare.

Neanche gli astronauti dell’Apollo avevano tanta strumentazione e tante operazioni da fare durante il loro volo.
La mia attenzione è massima nella guida, meno su quello che avviene sulla strada.

Io donna.
Entro in auto, mi guardo nello specchietto lisciando le sopracciglia, uno sguardo alle labbra, allargo la bocca, la chiudo, la riapro, la chiudo a culo di gallina, faccio un’altra smorfia umettando con voluttà e do un ritocchino di rossetto.

Infilo la chiave nel quadro, accendo lo smartphone e con la mano sinistra lo tengo poggiato all’orecchio sinistro, intanto con la destra cerco, contorcendomi, la cintura di sicurezza.
La allaccio, passo il cellulare nella mano destra e con la sinistra cerco di mettere in moto e di ingranare la marcia.
Che andrebbe anche bene se avessimo la guida a destra, ma…

Prima, seconda, terza, chissà cos’è quella luce sul cruscotto, apro il finestrino per mettere fuori il braccio sinistro visto che devo ancora asciugare lo smalto delle unghie, poi provo anche con il destro palleggiando il telefono da una mano all’altra, ma quanto sono scomode queste auto.

Intanto si è accesa un’altra luce che indica una specie di lampada di Aladino, chissà che vorrà dire, e poi questo dietro fa dei gestacci, ma non è colpa mia se non mi decido a scegliere con quale colore del semaforo passare. Non me ne piace nessuno!
La mia attenzione è tutta al cellulare, meno su quello che avviene sulla strada.

Noi automobilisti.
Ma vi pare che con tutto quello che abbiamo da fare per curare la nostra immagine, le nostre labbra e le nostre cavità nasali, gestire automobili sempre più tecnologiche e telefoni sempre più complicati, possiamo anche guardare la strada?
E dovremmo stare attenti anche ai cinghiali?
Ma se non stiamo attenti neanche ai pedoni…

giancarlo paglia firma

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