Civitavecchia, la Fondazione Cariciv approva il bilancio “scandaloso” di Mecenate

Multi-ethnic businesspeople under rain of money

Coperti anche quest’anno oltre 500 mila euro di perdite con delle vere e proprie alchimie contabili. Problemi anche con il bar dell’Università ma nessuno dice niente. La trasparenza non piace a Cacciaglia & Co.

CIVITAVECCHIA – Con larghissimo e colpevole ritardo, ieri l’assemblea del socio unico di Mecenate, la Fondazione Cariciv, ha approvato il bilancio. Ben oltre il tempo massimo e, soprattutto, sotto la lente di ingrandimento piccola come un atomo del MEF che continua a non accorgersi di nulla.

Mecenate, la società strumentale della Fondazione Cariciv, dove lavorano i figli di Cacciaglia e D’Amico, andava chiusa vista l’immensa emorragia di denaro che continua a produrre nel corso dell’anno.

Un buon imprenditore, a fronte dei risultati economici, avrebbe preso i libri contabili e li avrebbe consegnati in Tribunale. E invece no!

Chiuderla significa non dare più lavoro a molte persone, tra queste molti raccomandati e figli di papà ovviamente. L’alchimista di turno è un commercialista che, in questi ultimi giorni, è stato duramente criticato e bersaglio di giudizi negativi da parte del sindaco di Civitavecchia Antonio Cozzolino e cioè Mauro Iovino.

Eppure non era un’operazione contabile molto complicata. Tutto era già scritto nel bilancio 2015 della Fondazione.

Mecenate ha ricevuto oltre € 400.000 di finanziamento infruttifero per ripianare, evidentemente, le perdite accumulate dell’esercizio 2015.

Si potrebbe dire che ci trova davanti ad un bel miglioramento; nel 2014 le perdite erano state di € 850.000 (diconsi ottocentocinquantamila euro).

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Mecenate, dunque, nel 2015 è stata letteralmente mantenuta dalla Fondazione, da cui ha ricevuto per progetti propri, cioè d’iniziativa della Fondazione stessa, altri 731 mila euro così suddivisi: 70 mila nel settore cultura; 160 mila settore salute pubblica; 324 mila nel settore arte; 177 mila nel settore volontariato, filantropia, beneficenza.

Anche a voler togliere 200 mila euro utilizzati per le manifestazioni culturali, gli altri sono mero espediente contabile per ripianare le perdite.

Qualsiasi persona di buon senso, infatti, si chiederebbe come possa la Fondazione pagare, come mai aveva fatto prima, prestazioni alla sua società strumentale che sono costatati, a fronte di quanto abbia prodotto, l’ira di Dio.

Una società che per dare lavoro alla figlia, al figlio, al figlio dell’amico dell’amico, alla fidanzata segreta di Tizio piuttosto che di Caio ha continuato ad accumulare perdite su perdite, sottraendo, di conseguenza, le somme che per compiti di istituto sarebbero dovuti andare alle associazioni, agli enti, alle fasce disagiate della popolazione, del territorio.

Chiedere a Mecenate la copia del Bilancio 2015 e come chiedere a Napolitano che tipo di accordo abbia fatto con Renzi per farlo governare tutto questo tempo a sbafo e a danno degli italiani prima e dell’Italia poi.

Siamo sicuri, certi, alla faccia della trasparenza, che non la daranno a nessuno né tanto meno la pubblicheranno sul sito come invece impone, ma loro evidentemente non lo sanno, la legge sull’editoria.

Già, perché Chiacchierini, Cacciaglia e tutti i membri del cda non sanno che quando si edita una testa che produce utili o riceve soldi ha l’obbligo di pubblicare il bilancio sulla propria pagina o sul proprio sito.

Sarà dunque evidente che qualcuno, o anche noi, provvederemo a segnalare la cosa all’Inpgi, alla Casagit, all’Ordine dei Giornalisti Nazionale, a quello regionale e alla FIEG.

Queste sigle ovviamente sono arabo anche per chi invece riceve benefit da questi enti (ancora per poco).

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