Trump. Cosa cambia per noi. Benotti: dall’America una grande lezione di democrazia (di Sante Cavalleri)

ROMA – “Evitare di opporsi alla storia”. All’indomani dell’elezione di Donald Trump, questo il suggerimento proposto da Mario Benotti, docente alla Temple University di Philadelphia, giornalista esperto di politica internazionale, attualmente presidente del consorzio di ricerca Optel, organismo che spinge per una crescita internazionale delle realtà produttive del nostro Paese. “In America – esordisce nell’intervista con FarodiRoma in sintonia con la conversazione del Papa con Scalfari pubblicata da Repubblica – può capitare qualunque cosa: lascia un presidente giovane e di colore e ne arriva un altro con un curriculum del tutto diverso, un uomo simbolo del ‘sogno americano’ del farsi da soli, dell’idea cioè che con l’impegno ciascuno possaraggiungere un migliore tenore di vita in una società davvero libera. Vedo in questo grande lezione di democrazia”.

Le immagini televisive rilanciano l’evidente cordialità del primo incontro tra i due alla Casa Bianca: “Mi sembra chiaro – commenta Benotti – che finita la campagna elettorale entrambi lavoreranno per una transizione coerente. Obama lo ha detto chiaramente. E’ evidente che la democrazia è anche questo”. “Negli Usa tra la gente comune – spiega l’esperto di politica internazionale – è prevalsa l’idea di cambiare, e Trump al di là del suo curriculum rappresenta di fatto un punto di riferimento delle ansie e istanze della gente comune, cioè della classe media in ansia dopo la crisi economica. Questo è un problema che si avverte in tutto il mondo occidentale, e a quanto pare la sinistra democratica non è più riconosciuta come una risposta ai problemi della gente. Occorre tornare a una ‘politica per l’uomo’. La crescita non può essere limitata a una minoranza politica: si deve tornare a una concezione della politica come servizio, che è cara ai cattolici. E qui vorrei citare il professor Roberto Rufflli, il costituzionalista e parlamentare cattolico ucciso dalle Brigate Rosse, che chiedeva alla politica di imparare a riascoltare il ‘cittadino arbitro’, espressione massima di una democrazia effettivamente compiuta”.

Secondo il professor Benotti, da una parte e dall’altra dell’Atlantico, “la priorità è il lavoro. Se non diamo dignità al lavoro non sapremo superare gli effetti di una crisi economica che è provocata anche da mancanza di etica. Perché la finanza scambia ricchezze ma non crea valore. Il tema è quello delle famiglie in difficoltà qui come negli Stati Uniti, degli esodati, delle donne che non lavorano e dei figli privi di prospettive: sono le nuove povertà. Ed è un tema molto sentito anche negli Usa che hanno scelto una persona fuori della politica per risolvere questo problema con una visione diversa”.

Dopo di che, spiega Benotti, le soluzioni che proporrà Trump potranno soddisfare o meno queste aspettative, ma il dibattito in politica deve esistere. E la prova del Governo è un qualcosa che si deve sperimentare sedendosi su certe sedie e prendendo decisioni. Alla fine, io credo che prevarrà l’idea di una grande America”.

E l’Europa? Per il presidente di Optel, “l’elezione di Trump impone anche una riflessione sul ruolo dell’Europa, che ha un alto rappresentante per la politica estera ma non sa esprimere una posizione comune e convincente. Non possiamo non prendere atto di come si sposta l’asse del mondo: verso l’Asia si viaggia sorvolando per 2 ore l’Europa e per 10 ore la Federazione Russa. “Non credo – confida Mario Benotti – che Trump lascerà l’Europa fuori dai suoi progetti, ma oggi riscopriamo come fosse importante l’attenzione alla Russia dei nostri precedenti premier Prodi e Berlusconi. Anche perché proprio un rapporto rinnovato con la Federazione Russa potrà aiutare a trovare la soluzione per il Medio Oriente e in particolare per la Siria, attraverso un processo di stabilizzazione”. “In quest’epoca – rileva il presidente del consorzio Optel – la guerra si fa non più con i fucili. La pace si crea privilegiando le posizioni positive. Si crea e si mette in atto costruendo una società più equa, dove le ricchezze siano ridistribuite”.

Ma Trump ha promesso di costruire muri? “Io credo che non li farà e raccoglierà l’eredità di Obama ad esempio nell’apertura a Cuba. La storia ha sempre un filo. Viviamo questo passaggio come un momento di speranza, un’occasione per una ripresa di coscienza e responsabilità. Dobbiamo tornare tutti a una politica vicina agli interessi delle persone. Esiste la gente normale che ha diritto alla sua sicurezza. La Dottrina  Sociale ha espresso da sempre con buon senso questi temi. Guarderei dunque a Trump con serenità e curiosità”. “Negare credito a Donald Trump – conclude il professor Benotti – significherebbe negarlo ai cittadini della più grande democrazia del Pianeta”.

Sante Cavalleri

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