Scorie nucleari e trivelle | Referendum: «Basilicata rischia il deposito nazionale se vince il SI»

L’europarlamentare Piernicola Pedicini, del M5S, lancia l’allarme: «Si rischiano anche nuove trivellazioni per l’estrazione degli idrocarburi. Bisogna votare NO alla riforma costituzionale»

Il referendum costituzionale del 4 dicembre potrebbe colpire pesantemente il futuro della Basilicata con due macro questioni che sconvolgerebbero ulteriormente e con prepotenza la regione.

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Stiamo parlando della realizzazione del sito nazionale per le scorie radioattive e delle estrazioni petrolifere che avrebbero la possibilità di essere autorizzate, senza più limiti, in tutto il territorio lucano.
Non vogliamo creare allarmi, ma, in entrambi i casi, se passasse la riforma costituzionale, i cittadini e le istituzioni pubbliche della Basilicata non avrebbero più nessuno spazio per incidere sulle scelte da compiere in materie come la collocazione del deposito di rifiuti nucleari, che anni fa si voleva collocare nelle grotte di salgemma di Scanzano Jonico, e sul rischio che le trivellazioni, oltre alla Val d’Agri a al Sauro, devastino l’intera regione.
A decidere, cosa fare e cosa non fare, sarebbe solo il governo nazionale in quanto, con la revisione in Costituzione del Titolo V, che è prevista dalla proposta di riforma, accentrerebbe tutti i poteri e scavalcherebbe ogni forma di concertazione con i territori in tema di ambiente, infrastrutture ed energia.
Già ora, con la legge Sblocca Italia voluta da Renzi, sono stati circoscritti di molto i margini decisionali in mano alle istituzioni locali e quindi ai cittadini. Con il Sì al referendum del 4 dicembre tali norme verrebbero blindate in via definitiva nella Costituzione. Basti pensare ai permessi che il governo ha dato ultimamente per le ricerche del petrolio nello Jonio e nell’Adriatico.
Va anche detto che la legge Sblocca Italia, essendo una norma ordinaria, potrebbe essere cambiata senza particolari problemi da un nuovo governo, mentre se passasse la riforma costituzionale, qualunque modifica sarebbe lunga e complessa.
In più, va ignorata la falsa campagna dei sostenitori del Sì che afferma il contrario.
Quindi, per queste ragioni e in questi giorni, che c’è la ricorrenza della storica battaglia del 2003 che portò a manifestare 100mila lucani contro il decreto che indicava Scanzano come luogo per realizzare il deposito nazionale di scorie nucleari, abbiamo voluto evidenziare le nostre preoccupazioni.
Questo perché, lo stesso rischio di 13 anni fa potrebbe ritornare attraverso il Sì al referendum del 4 dicembre. Tant’è che il governo nazionale non ha ancora scelto il luogo dove realizzare il deposito e le miniere di salgemma di Scanzano sono tuttora ritenute dagli esperti molto adatte per ospitarlo. Una cosa è certa: bisogna votare No al referendum costituzionale e va tenuta alta la guardia sul deposito delle scorie nucleari.
Per tali motivazioni, un plauso va fatto alle associazioni ambientaliste lucane che, sul tema deposito nucleare, sono state sempre vigili e attente. In particolare, vanno ringraziate l’associazione “No Scorie” e l’associazione “Scanziamo le Scorie”. Quest’ultima proprio domenica, 27 novembre, ha organizzato un importante evento a Scanzano sul tema “Verso il referendum. Territorio, ambiente ed energia: beni comuni da tutelare” a cui ha partecipato, tra gli altri, il vice presidente della Camera Luigi Di Maio.

PIERNICOLA PEDICINI – Eurodeputato del M5S 

Coordinatore della Commissione ambiente e sanità

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