Giunta Michelini: “Il riassunto di un suicidio di massa”

Nuoce gravemente alla salute.

 

Rischio orchite e mal di fegato.

 

Chi proprio vuole leggere, lo faccia lontano dai pasti.

 

Ho provato a riassumere in modo più coinciso possibile quasi cinque anni di amministrazione Michelini, però ho dovuto saltare tantissimi passaggi e in alcuni casi stravolgere un poco la cronologia per legare i fatti. E nonostante tutto…

 

Correva l’anno 2013 quando nel comune di Viterbo poco più della metà degli aventi diritto al voto, si presentano nei seggi per eleggere il futuro sindaco.

 

 

I risultati decretano il ricorso al ballottaggio tra Marini, sindaco uscente, e Michelini.
L’ago della bilancia per la scelta del sindaco, diventa Rossi con la sua Viva Viterbo, che decide di appoggiare Michelini.
Un ottimo investimento, visto che con quattromila voti si comprano una poltrona di consigliere, una di presidente del consiglio e addirittura un assessorato. 
Neanche a una liquidazione sarebbero riusciti a fare un simile affare.

 

 

Michelini è il nuovo sindaco di Viterbo, quello che darà una svolta politica a una città fino ad oggi in mano al centro destra.
E infatti, per non farsi mancare nulla, oltre a Viva Viterbo allineerà nelle proprie fila altri personaggi provenienti da partiti di centro destra, cambiatisi di abito all’ultimo istante.

 

Già dopo pochi giorni dall’insediamento, Michelini comincia a pagare i suoi debiti.
Il giorno 26 di Giugno del 2013, Rossi, fra i mugugni soprattutto della maggioranza, viene eletto presidente del consiglio. E gli vengono consegnate anche le chiavi della città. Ma non le copie, no, proprio gli originali. Le copie le prende il sindaco.

 

Francesco Serra e Leonardo Michelini

 

Di fronte alle rimostranze della sua maggioranza, Michelini mostra il pugno duro: sono io il sindaco e decido io.
Una sorta di “io so io e voi nun sete un cazzo”.
Anche se poi una vocina dall’alto gli suggerisce: 
Ciccio, stai calmino, quì tu non decidi niente. Io ti ho fatto, io ti distruggo.
I più pensano che la voce misteriosa provenga dal fantasma di un precedente sindaco. E neanche troppo fantasma, come vedremo poi.

 

Comunque già in quella occasione, i malumori tra la maggioranza si notano, eccome.
“Caro sindaco, lei rappresenta tutti i Viterbesi nonché la città di Viterbo. Non mi sembra però che il suo comportamento stia andando in questo senso. Sarò più preciso. Deve sapere che tutti i consiglieri di questa assise devono godere di pari dignità e questo fino ad ora per me non è avvenuto.”
Vi risparmio il resto. Parole di un consigliere di opposizione? No! Parole di Mario Quintarelli in forza al PD.
Il 26 di Giugno, un mese dopo l’elezione.

 

Mario Quintarelli è stato alle strette dipendenze dell’ex numero uno della Asl. Al processo ASL dichiarò: “Fioroni mi volle alla segreteria di Aloisio”

 

Ma andiamo veloci, se ci mettiamo ad analizzare tutte le miserie di questa amministrazione, facciamo notte.
Sorvoliamo veloci sulle nomine della prima ora che vedono anche Fabrizio Fersini, poi dimesso, Raffaella Valeri, poi dimessa, Alessandra Zucchi, poi dimessa.

 

Fabrizio Fersini, Raffalella Valeri, Alessandra Zucchi

 

Sorvoliamo sul fatto che anche la nomina di Barelli viene accettato obtorto collo dalla maggioranza.
Ma Michelini, da buon imprenditore, partito da sette assessori, pensa bene di arrivare a otto.
Otto al prezzo di sei, una giunta con un occhio alla spesa, come un buon padre di famiglia.

 

Nel tempo gli assessori subiscono avvicendamenti anche nei ruoli, passaggi di consegne tra l’uno e l’altro più per accontentare le varie correnti che per meritocrazia.
La ciliegina sulla torta arriva con la nomina di un tecnico al settore immondizia, scusate se semplifico.
Quel tale Vannini, pecora nera giustamente defenestrata.
Non si poteva tenere un assessore che desse il cattivo esempio, uno che lavorava, che addirittura rispondeva al telefono ai cittadini, uno che, orrore, insieme a dei volontari si prese la briga più volte di indossare stivali e guanti e scendere in prima persona a infilare le mani nella monnezza e nella merda, realisticamente, dei nostri beneamati concittadini. Via, via.

 

Andrea Vannini

 

E poi c’era da cominciare a pensare al nuovo appalto per la raccolta dei rifiuti, serviva un politico visto che c’era da maneggiare i milioni, non un tecnico.
Oltretutto serviva un posto da assessore per accontentare le solite correnti.
“Chissà chi potremmo nominare? Oh, guarda, ce n’è uno disponibile. Quasi quasi glie lo chiedo. Speriamo che accetti”.

 

Intanto, facendo un passo indietro, nel 2015 a seguito delle dimissioni di Fersini, Valeri e Zucchi, si ha il quinto rimpasto in due anni.
Per soddisfare la capra e non far torto ai cavoli, entrano in squadra Alessandra Troncarelli e Sonia Perà.

 

Alessandra Troncarelli, Sonia Perà

 

Sempre nel 2015, a Febbraio, Rossi si dimette dalla carica di presidente del consiglio. Ha tantissime cose da dire e nella sua veste ufficiale non può farlo. Quindi si dimette e da quel momento…si chiude in un monacale silenzio. Si dedicherà, come novella vispa Teresa, alla ricerca dei pokemon in sala del consiglio. Risuona ancora nell’aria il suo “l’ho preso, l’ho preso”, riferito ovviamente a un pokemon raro. Si scherza.
Che poi l’unica cosa rara in quell’aula, era la sua presenza.

Si procede successivamente alla nomina del sostituto di Rossi e nonostante il sindaco avesse dichiarato in precedenza che non avrebbe più commesso l’errore di nominare qualcuno per scambio di cortesie, propone la
candidatura di Maria Rita De Alexandris, in forza, guarda caso a Viva Viterbo.
Chissà se sarà nuovamente echeggiata in sala la vocina del fantasma.

 

 

A Luglio si dimette “spontaneamente” anche la De Alexandris.
Viene nominato Marco Ciorba a suffragio universale della maggioranza.
Del resto lui aveva la precedenza provenendo da destra.

 

Appena insediato, prima del discorso, in onore del sindaco e dei suoi dotti detti, pronuncia una celebre frase che verrà consegnata alla storia, anche se sui verbali non se ne trova traccia: è finita la ricreazione!
Con somma gioia del consigliere Santucci che risponde piccato: a presidè, se cominciamo così, cominciamo male.

 

Gianmaria Santucci, Marco Ciorba

 

E infatti cominciamo male e continuiamo peggio.
Bilanci approvati all’ultimo secondo utile, consigli spesso deserti, lavori lasciati indietro, molti, troppi.
Nel frattempo il consigliere De Dominicis, M5S, propone la sfiducia del sindaco. Ma non se lo caga nessuno, neanche nell’opposizione. Ma essendo uno che non molla, ci riproverà in seguito.

 

Gianluca De Dominicis e Leonardo Michelini

 

Gofferdo Taborri e Francesco Moltoni

 

Intanto proseguono i salti della quaglia tra i banchi consigliari. Dopo il passaggio sull’altra sponda di Taborri, è la volta di Moltoni e dell’esorcista Insogna. 
Tutti ricordiamo il suo accorato appello a Fioroni ad uscire dal corpo di Michelini. Appello inutile.

 

Sergio Insogna (l’Esorcista)

Fioroni esci da questo corpo

 

Si raggiunge il numero necessario per proporre nuovamente la sfiducia del sindaco.
Una maggioranza mai così compatta, giura però fedeltà a Michelini, chi per grazia ricevuta, chi per giardino ben coltivato, chi perché toccato dal sindaco ha ritrovato la vista, chi folgorato sulla via di Damasco.

 

Michelini supera anche questa. Da ammirare lo stoicismo di quest’uomo, tanto da renderlo anche simpatico.
Ma dopo pochi giorni arriva la meteorite rappresentata da sette dissidenti sette che mettono nuovamente a repentaglio l’amministrazione.
Quintarelli, Serra, Troili, Mongiardo, Cappetti, Volpi, Frittelli.
Tutti di corrente Pannunziana. Troppe finestre aperte, troppe correnti in quelle sale.
La crisi è servita. Nonostante il PD faccia venire i pezzi da novanta da Roma, si prospetta addirittura una visitina da un notaio per le dimissioni. All’appuntamento, presenti solo De Dominicis e Santucci. Oltre ovviamente al sindaco che si prende la sua giusta rivincita sbeffeggiando gli assenti.
E c’ha ragione!

 

 

I sette dissidenti sette, tornano a testa bassa dal padre padrone, come figliol prodighi.
Solo che non verrà ucciso nessun vitello grasso.
Anzi, probabilmente è proprio quello che se la ride di più.

 

E di cazzeggio in cazzeggio, arriviamo ai giorni nostri.
L’amministrazione è nuovamente ferma.
Persi anche Rossi e la De Alexandris, la maggioranza comincia a non avere numeri per poter tenere i consigli senza andare sotto nelle possibili votazioni. E così rimedia…non facendo consigli.
Eccheccevò?

 

 

Ah, dimenticavo, perdiamo anche un assessore, Barelli.
Quello che ebbe la felice idea di spedire la “macchina” a Milano piazzandola in un contesto nel quale risaltava solo per la sua altezza, sbeffeggiata dalla stampa nazionale come simbolo fallico, oppure definita obelisco.
E alla modica cifra di circa centoquarantamila euro tra andata e, sofferto, ritorno.
E pensare che una assessora, ci fece prendere per il culo per il sito internet del comune spendendo molto di meno.

 

 

Ma torniamo ai nostri eroi, a lungo andare dovranno pure ricominciare a lavorare.
È passata Santa Rosa con tutti i cortei, le cene e le passerelle, sono passate le elezioni provinciali, vinte, è passata anche la festa di Pianoscarano, dove i “nostri” fanno sempre bella presenza anche perché se magna, bisognerà pure dimostrare di guadagnarsi lo stipendio.
Anche perché le malelingue cominciano a domandarsi perché pagare un presidente del consiglio se non si fanno consigli.
Per assurdo è come pagare un dirigente per l’aeroporto senza avere un aeroporto. 
Ah, già, abbiamo fatto anche questo. 

 

 

E così, ascoltando i suggerimenti di un condomino del palazzo, i consigli saranno effettuati in seconda convocazione.
Dove non c’è il rischio che manchi il numero legale.
Anche perché adesso, a chi telefona Michelini visto che il jolly Rossi non lo ha più tra gli amici?

 

Vedremo cosa succederà. Intanto in tutto questo tempo per la città non è stato fatto un caxxo. Di concreto, intendo.
Le strade sono sempre un colabrodo, i marciapiedi distruggono più caviglie di un difensore di calcio, l’immondizia la fa da padrona, il degrado è a livelli storici, le opere iniziate e mai finite fanno quasi più schifo del Pinocchio fiorentino.

 

 

Ce ne ricorderemo quando avremo la matita in mano?

 

Ce ne ricorderemo?

 

O saremo in grado di suicidarci votando ancora questi personaggi?

 

 

Perché nel frattempo nel centro sinistra pensano solo a vincere le prossime elezioni per finire lo splendido lavoro fatto fino qui, oppure per finire di seppellire Viterbo per gli interessi dei soliti noti.
Mentre nel centro destra, a parte pranzi, cene e colazioni carbonare, sembra che non stiano facendo un beato caxxo, più preoccupati dei personalismi che di mettere in piedi una squadra in grado di fronteggiare la corazzata Fioroni.
Ma ci rendiamo conto che, ahimè, è proprio una figura di riferimento simile quella che gli manca.

 

 

E noi? A noi eccheccefrega!
Abbiamo la “macchina”, le cene in piazza, la sagra della porchetta…
E così, fra una porchettata a sinistra e una porchettata a destra, non facciamo più caso neanche alle porcate che ci fanno.

 

P.S. Ed è solo un riassunto ristretto al massimo.

 

NDR: Ci siamo permessi di corredare con delle immagini e didascalie questa minuziosa cronistoria del nostro amico Giancarlo Paglia, lasciamo ai lettori le dovute considerazioni e magari stampare l’articolo come promemoria per le prossime amministrative del 2018. 

 

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