Molo Vespucci – Dossier, veleni e amori segreti stanno affossando il presidente Francesco Maria Di Majo

Avrebbe fatto redigere una relazione su Massimiliano Grasso, per poterlo licenziare, dove ha fatto scavare (per avere) notizie, sulla madre, il padre, moglie e società. Tutto questo dimenticando che quella persona, non è solo un semplice dipendente ma anche un esponente politico cittadino importante

CIVITAVECCHIA – Al peggio non c’è mai fine. Il peggio di sé lo sta tirando fuori in questi giorni, in queste ore, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale Francesco Maria Di Majo. Come avevamo scritto qualche giorno fa, è passato all’azione mandando delle lettere di contestazione, anticamera del licenziamento, anche a Massimiliano Grasso.

Le accuse mosse a vario genere contro il collega giornalista e responsabile della comunicazione sono molteplici, alcune addirittura ridicole. Basti pensare a quella che lo vuol far passare come nostro informatore. Tutto questo, evidentemente perché non sa che con il collega Grasso, ci stiamo scontrando presso il Tribunale di Cassino.

Ridicole le accuse e ce ne dispiace di questo, anzi, segnaleremo la cosa all’ordine dei giornalisti per le gravi violazioni della Costituzione Italiana messe in atto da questo signore (a questo punto non ci spieghiamo davvero come possa essere diventato anche avvocato) che sulla libertà di stampa e di opinione è abbastanza chiara.

Detto questo rimane un fatto gravissimo, oltre al mobbing messo in atto da mesi ai danni di Scolamacchia. Respinta la prima lettera di richiamo perché infondata ne ha fatta predisporre subito un’altra.

Non pago è andato oltre con l’attività di dossieraggio messa in piedi da questo avvocato italo-austriaco che, frequentando i grillini come Umberto Saccone, ha pensato bene di fabbricarsi delle prove per schiacciare a questo punto non un dipendente qualsiasi, ma anche un avversario politico.

Un dossier condito di nomi e cognomi e di avvertimenti fatti arrivare attraverso terze persone un po’ a tutti.

Investigatori privati e 007 sguinzagliati ovunque per cercare di mettere fine alle sue fobie.

Attraverso amici, soprattutto del padre, ha fatto arrivare fake news alla Corte dei Conti, alla Procura della Repubblica, insomma si è preparato delle vie d’uscita senza tenere conto che, proprio il suo servito più fidato, è uno degli uomini più registrati d’Italia.

Chissà se oltre a servirsi degli amici di Saccone e Conte per eliminare i suoi nemici e per primi noi (come tiene a far sapere in giro), ha ingaggiato gli stessi 007 che potrebbe aver messo a libro paga qualcun’altro con lo stesso scopo su di lui. Chissà!

Già perché l’avvocato, e questo è bene ricordarlo, oltre ad avere tanti nemici da abbattere con mezzi più o meno leciti, trova il tempo per fare il giuggerellone in ufficio corteggiando una splendida impiegata che, fortunatamente, l’ha fatto abbonare al 2 di Picche.

Ci dicono che quando fa il pavone, spesso e volentieri arrivano telefonate dove inizia a parlare in tedesco HAINZ, WAINZ, NAIN, YAVOLL (detto all’italiana ovviamente) per depistare l’interlocutore.

Torniamo ai veleni e ai dossier. Dunque. Prima le minacce e poi le azioni. Noi non siamo stati esclusi dalle sue minacce e di quell’altro fagocero del suo braccio sinistro Ivan Magrì che ha lanciato strali ovunque.

E’ vero che abbiamo scritto delle loro malefatte e dei reati che hanno commesso, ne ribadiamo solo alcuni, traffico di influenze, tentativi di corruzione tra privati per non parlare di quelli riservati ai dipendenti pubblici. Noi abbiamo tonnellate di prove su questo, magari il Procuratore ci chiamasse per conoscerle più approfonditamente. Altro che avvocatucoli di quinta serie ingaggiati su Roma per sguinzagliare improbabili investigatori privati alla ricerca di chissà quali prove.

Magari potrebbero andare alla periferia di Viterbo, parlare con Patrizia, lei sì che ha informazioni piccanti (a luci molto rosse) su certi personaggi che oggi se la suonano e se la cantano come vogliono all’interno di Molo Vespucci.

Gli affarucci di Di Majo & Co. sono quasi alla luce del sole, solo un cieco può non vederli ma ne avvertirebbe di certo l’olezzo.

Dal bacino di carenaggio per demolire la Green Salina, per fare un banale esempio, dove il suo braccio sinistro si è fatto nominare amministratore in una delle società dello stesso gruppo che ne ha fatto richiesta di realizzazione. 

Oppure gli incarichi al Rup dati a destra e manca ma soprattutto ai 5 stelle. Insomma. Questa storia del mobbing fatto ad alcuni dipendi, l’aver costruito dei dossier a loro carico è una cosa davvero grave e sulla quale la politica deve interrogarsi subito e porsi due domande:

Cacciarlo a pedate subito senza aspettare il nuovo Governo e poi fare i conti?

Oppure intanto denunciarlo alla Procura, insieme alle sue malefatte e andare a raccontare una verità diversa da quella che si raccontano tra “compagni” di merende?

Noi ripetiamo, abbiamo prove dei suoi legami tra le società che operano in porto, altro che vincoli di parentela all’interno dello scalo.

Prove che una qualsiasi e svogliata Procura potrebbe reperire in soli 5 minuti. Chiederci una chiavetta USB e il gioco è fatto…

Agli investigatori che ci hanno seguito è andata male. A chi gli ha commissionato il “lavoretto” andrà peggio.

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