
E' stata sgominata dalle Fiamme Gialle del Gruppo d'investigazione sulla criminalità organizzata, una organizzazione criminale composta da cinesi e italiani che, in pochi anni, aveva creato un impero grazie al traffico di clandestini e allo sfruttamento della prostituzione.
La banda faceva capo a Pan Keke, cinese residente a Mestre, arrestato insieme a cinque connazionali e a tre italiani: Francesco Frigato, 36enne agente immobiliare di Cavarzere che stava operando anche nel viterbese, Maurizio Pasini, 62enne commercialista di San Donà di Piave e Barbara Chinellato, 41enne che aveva le licenze di estetista.
Dalle prime ore di ieri le Fiamme Gialle del Gico di Venezia, coordinate dalla direzione distrettuale antimafia lagunare, hanno eseguito una vasta operazione nei confronti di un'organizzazione criminale composta da cinesi e da insospettabili "colletti bianchi" italiani che, nel giro di alcuni anni, grazie al traffico di clandestini e allo sfruttamento della prostituzione di cittadine cinesi, aveva creato un vero e proprio impero economico, "colonizzando" letteralmente vaste zone del Veneto. Le indagini, supportate anche dal II reparto (Analisi e relazioni internazionali) del comando generale e dallo Scico (Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata), hanno portato all'emissione, da parte del gip del Tribunale di Venezia, di una raffica di provvedimenti: circa 450 finanzieri sono stati impegnati, nell'esecuzione di 9 custodie cautelari in carcere, 2 arresti domiciliari e 3 divieti di dimora, nonché nel sequestro di 60 tra appartamenti, negozi, centri massaggi cinesi, un hotel, auto di lusso e conti correnti bancari, per un valore di almeno 20 milioni di euro, che potrebbe aumentare a seguito delle 150 perquisizioni che sono durate tutta la giornata di ieri nel Veneto.
Solo nel Comune di Cavarzere, sono stati 26 i denunciati per le proprietà immobiliari messe a disposizione dell'organizzazione, 4 nel Polesine (Adria, Rosolina e Pettorazza).
E due, invece, le custodie cautelari in carcere: Francesco Frigato, agente immobiliare 36enne, portato nel carcere di Viterbo in isolamento e accusato di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, e Chen Yueer, 28enne cinese, residente in via Roma, arrestata nel centro massaggi "518" di Pettorazza che gestiva, con una decina di ragazze cinesi peraltro in regola, accusata di favoreggiamento della prostituzione, ora nel carcere della Giudecca a Venezia.
Agli arresti anche il capo di questa organizzazione, "Luca" Pan Keke, soprannominato "il re di via Piave", ora detenuto nel carcere di Tolmezzo, che si è impadronito di intere zone di alcune città venete, iniziando proprio da via Piave a Mestre, una volta ambita zona residenziale, con eleganti palazzi, e oggi in mano alla microcriminalità etnica e a varie attività illecite, prime fra tutte lo spaccio di stupefacenti e lo sfruttamento della prostituzione nei centri massaggi. I centri massaggi, quello di Pettorazza, un secondo a Cavarzere in piazza del Donatore, e altri tre a Mestre, sono stati sequestrati. Il gruppo criminale, composto da altri quattro cinesi (Wu Jiasheng, 55 anni, la madre, Li Lianqin, Wang Kongcha, 48 anni, e Zhang Aying, 49) e un commercialista 62enne di San Donà di Piave, Maurizio Pasini, ha effettuato, in pochi anni, investimenti immobiliari e commerciali grazie ai proventi illeciti derivanti da un meccanismo consolidato, che si basava sullo svolgimento di pratiche di immigrazione o ricongiungimento familiare nei confronti di soggetti di etnia cinese, in parte poi avviati all'attività di prostituzione, avvalendosi della fondamentale collaborazione di alcuni italiani, in possesso delle conoscenze e professionalità giuste per sfruttare al meglio il sistema burocratico che regola il settore dell'immigrazione. In tale procedura entravano poi a pieno titolo vari attori, ciascuno con il proprio ruolo: creare falsi contratti d'affitto; concedere fittiziamente in locazione immobili (e sono queste le accuse mosse a Frigato, che avrebbe registrato contratti d'affitto falsi a clandestini cinesi, pagando quote da 3 a 5mila euro ai proprietari degli immobili), garantire la compiacenza di uffici pubblici nell'accettare documenti falsi; verificare in maniera "addomesticata" alcune residenze fittizie; predisporre false buste paga e falsi contratti d'assunzione; consentire l'accensione di conti correnti e l'apertura di mutui per nascondere la reale proprietà dei beni.
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