Molo Vespucci: il presidente Di Majo, sui migranti, si prende gioco dei civitavecchiesi

Mentre mezzo Parlamento sfilava in Città lui partecipava all’ennesimo e inutile convegno per la “nostra” Autorità di Sistema che sta colando a picco. Il PD inizia a rimpiangere Ciani, il peggio della storia portuale moderna

CIVITAVECCHIA – Non c’è dubbio, l’attuale presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, Francesco Maria Di Majo, sta facendo rimpiangere al PD, che l’ha fortemente voluto e sostenuto, il peggio di quanto nella storia moderna di Civitavecchia c’è mai stato e cioè Fabio Ciani.

In questi ultimi due giorni a Molo Vespucci ci sono stati i maggiori leader dei partiti di centrodestra, da Giorgia Meloni a Matteo Salvini, da Simone Di Stefano ad Alessandra Mussolini, e ancora  Barbara Saltamartini, Francesco Zicchieri, Vincenzo Piso, Roberta Angelilli, Nunzia De Girolamo, Gianni Moscherini per contestare l’ipotesi di un hotspot temporaneo per accogliere i migranti e lui?

Lui stava a Napoli a parlare ad un convegno. Era in compagnia del dirigente portuale Luca Lupi che lo seguiva scodinzolante come un bassotto che segue le tracce della “volpe”.

In città hanno iniziato a conoscerlo. Non c’è mai. Non partecipa alle riunioni con i sindacati o con gli armatori. Lui presenzia, come novello Paolini dietro le spalle dei giornalisti di turno, a tutti i convegni del mondo marittimo.

Invece di presidiare il suo fortino si diletta a fare l’ambasciatore del nulla e delle chiacchiere.

Ieri, così come riportano alcuni organi di informazione, avrebbe avuto un incontro con il prefetto di Roma Morcone. Falso! Semmai ha ricevuto una telefonata dal Vicario ma neanche a quella crediamo.

Per contrastare quanto avvenuto giovedì in Prefettura servono carte scritte e non chiacchiere di questo personaggio che sta dimostrando limiti inimmaginabili.

Inadeguato, incapace e inutile sotto tutti i profili. Ve lo dimostreremo quando potrete ascoltare con le vostre orecchie l’intervista, che noi abbiamo fatto proprio ieri a Napoli, ad Emanuele Grimaldi in relazione alla necessità di portare l’automotive in altre aree meno costose e più vantaggiose.

Sull’hotsport è vero semmai il contrario.

Si organizzano anche i portuali. «Questa è una città solidale e antirazzista» spiega Enrico Luciani, che è presidente della Compagnia lavoratori portuali, è stato consigliere regionale di Rifondazione ed è storicamente la voce dei cantieri navali. «Siamo andati a parlare con Meloni, per chiederle che alternativa proponesse – racconta Luciani – Lei ci ha detto che bisogna bloccare le navi dei migranti, una proposta irricevibile».

I portuali dicono che la banchina 28, quella che solitamente ospita le operazioni d’imbarco della automobili che dalla Fiat di Melfi vengono portate oltreoceano, a Baltimora, è una landa di cemento desolata, che oltre che produrre un danno economico ai traffici già in crisi non è adatta a ospitare centinaia di uomini e donne.

Quel luogo con ogni probabilità è stato scelto dal ministero dell’interno perché facilmente controllabile. Si propone un’alternativa: allestire l’area del cantiere navale Privilege, che si trova proprio davanti allo spazio attualmente sotto l’occhio del ciclone. È un sito con capannoni, mense e sanitari, che racconta un pezzo di città e della crisi di questi anni: fino a qualche anno fa ospitava un’azienda affondata da una tempesta di reati fiscali e raggiri economici, con tanto di sottrazioni indebite, arresti per gli amministratori e prestiti allegri di banca Etruria, Montepaschi e Banca Marche.

La macchina burocratica intanto pare procedere come se tutto sia stato già scritto. L’atto ufficiale che ha dato il via alle operazioni per la realizzazione del quinto hotspot italiano risalirebbe allo scorso 13 luglio.

Circola, infatti, anche il testo di un’ordinanza del presidente dell’Autorità portuale, Francesco Maria di Majo, che autorizza all’allestimento di un cantiere «per i lavori di manutenzione della banchina 28. Tali lavori saranno eseguiti dalla Sportello riparazioni e costruzioni navali». Nel documento non ci sono scadenze e specifiche d’intervento: si parla genericamente di attività di «manutenzione ordinaria e straordinaria» che procederanno «fino a fine lavori».

Dunque di cosa parla Di Majo quando impunemente dichiara: “La possibilità che il porto di Civitavecchia possa diventare un hotspot non è stata mai presa in considerazione del Ministero dell’Interno”.

Che cosa stava facendo ieri, tutto il giorno a Napoli, invece di rispondere ai parlamentari e ai cittadini in pieno allarme? Niente! Parlava dell’argomento che meglio conosce, il NULLA.

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