#RegionaliLazio2018 – Pirozzi inaugura la campagna elettorale con 254 comitati già operativi su tutta la regione

Il “mister” ha iniziato la preparazione dei candidati e soprattutto di migliaia di tifosi e sulle future alleanze dichiara: “Se Berlusconi mi chiama, ci parlo”

ROMA – Il “campionato” è iniziato, la sfida è quella per la Regione Lazio; ad un mese dalla discesa in campo di Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice, si comincia con dati certi.

“Solo in questo mese ho incontrato più di settemila persone – afferma Pirozzi – e partecipato a più di cinquanta riunioni con operatori di economia della nostra regione. Oggi (ieri, ndr) si aprono ufficialmente i comitati che sostengono la mia candidatura.

Per il momento sono 254 e non posso che essere orgoglioso del lavoro fatto in soli venti giorni da chi spontaneamente ha deciso di appoggiarmi”.

Il gergo calcistico la fa da padrone. La corsa alla regione Lazio è un “campionato”, partito con la fase “allenamenti” nel mese appena trascorso dall’annuncio della sua candidatura. Poi ci sono i numeri di una macchina da elezioni già in fase di rodaggio: dai 254 comitati spontanei già costituiti, alle 7mila persone incontrate nei comizi, ai 48mila followers sui social. Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice, ha lanciato la sua sfida. Oggi l’inaugurazione del comitato elettorale in via Cristoforo Colombo 112, nella sede che fu del presidente uscente Nicola Zingaretti. “Niente superstizioni, è un caso” precisa ironico ai cronisti il sindaco di Amatrice.

Trovare soluzioni ai tanti problemi del territorio è  il nostro principale obiettivo. Lavoro, trasporti, sanità soprattutto quest’ultima con le sue innumerevoli criticità.  Ed ancora le periferie, che dovranno tornare ad offrire servizi e, prima di tutto, a salvare vite umane con la riapertura gli ospedali ingiustamente soppressi”.

I giornalisti sono curiosi e le domande sono tante, troppe per ricordare tutte le risposte.

A chi gli chiede quanti soldi sono messi sul piatto per questa campagna elettorale lui rassicura: “noi siamo poveri ma belli a differenza di chi la ricchezza non ha saputo farla fruttare.”

Ancora non è tempo di programmi. Salvo qualche accenno a periferie e sanità da rilanciare, Pirozzi si concentra sulle presentazioni, puntando tutto sul lessico del candidato civico, lontano dai giochi di potere della vecchia politica. “Oggi è partita una sfida completamente diversa, lontana dalle dinamiche dei partiti tradizionali, dagli schieramenti, dai tavoli, dagli scambi di poltrone. Noi partiamo dai problemi delle persone, cerchiamo e troviamo soluzioni. Siamo donne e uomini del fare”. Da non confondere, attenzione, con l’attivismo a Cinque Stelle: “Noi non strilliamo solo per ottenere consenso che non sia finalizzato a prospettive e soluzioni”.

Un consenso già alto per Pirozzi, almeno stando al sondaggio di Ipr Marketing, istituto indipendente, specializzato da vent’anni in studi sull’opinione pubblica e ricerche istituzionali. 

Secondo il quadro fornito dalla ricerca, commissionata dal candidato e illustrata in conferenza stampa dal suo spin doctor Marco Marturano, lo voterebbe il 20 per cento di un campione di 2000 soggetti (il 27 per cento sceglierebbe Roberta Lombardi del M5s, il 26 Nicola Zingaretti, il 22 un candidato del centrodestra, ancora inesistente). Un traguardo notevole ma insufficiente a guadagnare la poltrona di governatore. Ben diverso sarebbe se guidasse una coalizione. Se Berlusconi, Meloni, Salvini trovassero la quadra e appoggiassero all’unanimità Sergio Pirozzi, il centrodestra, sempre secondo il sondaggio, slitterebbe a un vincente 40 per cento. E il sindaco allenatore, fin’ora “snobbato” dai leader di partito, sventola fiero i suoi numeri. 

Poi rispedisce al mittente le indiscrezioni che lo vogliono pronto al passo indietro per un posto in Senato, una moneta di scambio per lasciare libera la strada al futuro candidato di coalizione. Forse, stando agli ultimi rumor, il senatore azzurro Maurizio Gasparri. “Sono fantasie create ad arte dai giornali per oscurare la rivoluzione civica che vogliamo portare avanti”. Ma le porte ai partiti non sono affatto chiuse. “Se Berlusconi mi chiamasse per un confronto? Andrei, ma deve farlo lui. Io non vado a elemosinare niente”. E comunque, anche in  caso si trovasse l’accordo, precisa, non accetterà imposizioni di alcun genere: “Il linguaggio comune lo detta il candidato”

Con l’intento di smarcarsi da un legame a doppio filo con la destra tradizionale, in particolare con il partito di Giorgia Meloni (è stato tesserato in Fratelli d’Italia), Pirozzi presenta alla stampa il primo candidato della sua lista: Massimo Donatelli, presidente di Miti in Italia group, azienda di promozione di eccellenze italiane all’estero, nella lista civica per Rutelli sindaco alle amministrative del ’97. “E’ un uomo di sostanza, sostenitore della politica del fare e non del dire. E il suo passato dimostra che le appartenenze politiche non sono la nostra priorità”. Segnale di un’autonomia che il sindaco “con lo scarpone” non ha alcuna intenzione di sacrificare. E, rivolto ai leader seduti in parlamento, chiude con un detto popolare: “Chi vuole Cristo, se lo prega”.

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