Civitavecchia – Complotto contro Pasqualino Monti. Ivan Magrì e Di Majo dall’operazione Concordia all’occupazione di Molo Vespucci

Con il passare del tempo è sempre più evidente che la mente del complotto è quella di Ivan Magrì messo al lavoro dall’avvocato Francesco Maria Di Majo che ha permesso, per arrivare alla poltrona da presidente, che fosse utilizzato qualsiasi mezzo

CIVITAVECCHIA – E’ davvero imbarazzante guardare in faccia persone come Ivan Magrì e, peggio ancora, Francesco Maria Di Majo. Lo è diventato quando, con il passare del tempo, ricostruendo minuziosamente i vari passaggi, le caselle sono iniziate ad incastrarsi l’una dietro l’altra. Già, prima avevamo indizi, dubbi, perplessità ma adesso siamo fermamente convinti che dietro la caduta di Pasqualino Monti ci sia stato un vero e proprio complotto dove le vittime, ignare, sono molteplici.

Tutto ha inizio con il naufragio della Costa Concordia. Un’amicizia di vecchia data che si rinsalda tra due persone, Ivan Magrì e Francesco Maria Di Majo.

Il primo è lo stratega, il suo ruolo preferito, del consorzio appena costituito che aveva l’ambizione di demolire lo scafo della Costa Concordia arenato davanti il porticciolo dell’Isola del Giglio.

Il secondo è il legale di quel consorzio, Francesco Maria Di Majo. Si occupa delle carte e dei collegamenti amicali che può vantare anche grazie alla notorietà del padre. Di questo sodalizio ne abbiamo ampia prova con la corrispondenza mail tra i due.

In questo consorzio ci sono tanti operatori che ipotizzano lavoro e guadagno. Legittimo ovviamente. Lucrare non è reato. Tra i soci di questo consorzio c’è anche un altro personaggio che, guarda caso, nel dicembre scorso ha nominato Ivan Magrì amministratore di una delle sue società (ma ne parleremo più avanti).

La Costa Concordia non verrà a Civitavecchia per una serie innumerevole di pregiudiziali ma i consorziati, o meglio, Ivan Magrì individua nell’unico colpevole l’allora presidente Pasqualino Monti.

In questo periodo feroce di polemiche Ivan Magrì e Francesco Maria Di Majo sfruttano al meglio quelli che, in quel momento, litigavano. Cominciano a disseminare, in modo credibile e spregiudicato, una serie di polpette avvelenate che, un po’ alla volta, hanno mangiato tutti. Indistintamente.

Iniziano gli esposti che un suggeritore, Ivan Magrì, pazientemente preparava su quelle che, in quel momento, sembravano solide basi sulle quali accertare la verità.

Ad avvalorare le tesi di questo signore, Ivan Magrì, una relazione della Corte dei Conti che non lasciava più spazio a dubbi. Cribbio, il ragazzo mandato a studiare a Londra (che utilizza anche mail anonime) ci sa fare.

Da quel momento, vedendo vacillare Pasqualino Monti, inizia a promuovere la figura di Francesco Maria Di Majo a nuovo presidente. Lo fa questo con una strategia che impressiona. Continua a delegittimare tutto e tutti quelli che si frappongono. Ad esempio Vito Cozzoli. Cerca sponsor per Di Majo. Destra, sinistra e centro. Lo vuole promuovere e sistemare da qualche parte perché sa che per lui ci sarà spazio e, soprattutto, sarà lui a manovrare come in effetti oggi sta facendo.

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Ha utilizzato tutti. Da Gianni Moscherini a quelli che credevano in una battaglia di giustizia e legalità. Tutto costruito sapientemente. Il campanello d’allarme lo avevamo avuto alla posa della prima pietra di RTC (Roma Terminal Cruise) ma giorno dopo giorno quegli indizi sono iniziati a diventare prove.

Senza dilungarci troppo basta citarne alcune. Il primo tentativo di entrare in veste ufficiale nello staff del presidente con un bando (camicia, ndr) poi velocemente ritirato da Di Majo per non incorrere in guai peggiori. Poi sempre lui, questo signore, Ivan Magrì, sotto braccio si presenta a Molo Vespucci dalla segretaria del Porto Roberta Macii in compagnia di un signore di una certa età e lo presenta. Si chiama Claudio Gorelli. E’ quel signore che firmò la relazione della Corte dei Conti che fu il brogliaccio della grande battaglia che si aprì contro Pasqualino Monti.

La dottoressa Macii che non è una sprovveduta e, soprattutto non aveva e non ha alcuna intenzione di compromette la sua carriera, ha suggerito che incarichi a quel gentile signore non potevano essere assegnati in quanto firmatario di quella relazione. Per tre anni, per legge, non poteva e non doveva avere rapporti di lavoro con l’Autorità di Sistema Portuale del Tirreno Centro Settentrionale.

Niente da fare. Gorelli va premiato. A farlo, ma ne risponderà nelle opportune sedi, il presidente in persona, Francesco Maria Di Majo che firma personalmente il decreto 309 del 2017 e lo nomina membro dell’organismo di valutazione interno.

Una firma che avviene il 29 dicembre dell’anno appena trascorso. Una firma che non poteva mettere perché era in vacanza in Austria ma che, incredibilmente, risulta essere agli atti e ve la mostriamo.

decreto_presidente_309-2017

Meravigliarsi oggi che questo signore, l’avvocato Francesco Maria Di Majo, si sieda al fianco di Nicola Zingaretti non deve scandalizzare nessuno. Ha ingannato tutti a cominciare anche da chi, come noi, ha fatto decine di articoli sulla base di un presupposto fondamentale per scrivere inchieste, la fonte primaria. Se non è attendibile una relazione della Corte dei Conti e su cui, a seguito della stessa, sono state fatte interrogazioni parlamentari, cosa dovrebbe esserlo?

Riteniamo che alla luce di quanto stia emergendo quotidianamente. Al fatto che questo signore, Ivan Magrì, continui a parlare per nome e conto del presidente Di Majo qualcuno, oltre alla politica, oltre che noi giornalisti, se lo dovrebbe chiedere o no?

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