Tarquinia – Saluto romano, il Pd: “Catini dica la verità e sia più umile”. Ranucci conferma: “Sono stato ascoltato in Commissariato”

Armando Palmini, Anselmo Ranucci e Sandro Celli chiederanno al sindaco Mencarini un consiglio comunale aperto e ribadiscono: “Ancora oggi non ha condannato quel gesto”

TARQUINIA – Ieri mattina i vertici del Partito Democratico hanno incontrato i giornalisti per chiarire la loro posizione politica nella vicenda del “saluto romano” nell’ufficio dell’assessore Manuel Catini. Posizione netta che, a prescindere da quel che saranno i risvolti giudiziari, che non interessano e non perseguono, ribadiscono lo sconcerto davanti alle mancate scuse di Catini e la ferma condanna dell’episodio.

Per Ranucci siamo difronte ad una “presa in giro da parte di un amministratore nei confronti dei cittadini”.

All’incontro erano presenti il segretario del Pd Armando Palmini e i due consiglieri d’opposizione Anselmo Ranucci e Sandro Celli.

“Le chiacchiere stanno a zero – affermano – inutile girare dietro le parole e trasformare il carnefice in vittima. Catini non solo non ha condannato il gesto ma nella sua lettera strappalacrime dove cerca di passare per vittima, addossa tutte le responsabilità a quel giovane che, ovviamente, in quel momento ludico stava sicuramente giocando in luogo che merita rispetto”.

“La questione non può e non deve essere risolta con un post pieno di parole strappalacrime ma senza che una sola di queste parole spiegasse in modo chiaro trasparente e sincero quello che è realmente successo nella stanza del vicesindaco. In quell’ufficio si è consumato un reato con un gesto sconsiderato che ha creato imbarazzo e vergogna alla nostra città e questo è un fatto oggettivo. Catini – continuano gli esponenti del PD –  senza fare vittimismo o la parte del martire deve solo ed esclusivamente dare spiegazioni pubbliche ai cittadini che rappresenta, e che ne hanno il sacrosanto diritto, punto. Difronte ad un episodio così grave, dare spiegazioni non è, come afferma Catini, fare dietrologia  e quindi da perdenti, ma è fare chiarezza e chi fa chiarezza è sempre e comunque vincente”.

«A volte è più facile scappare cercando di passare da vittima che essere costretti ad affrontare situazioni difficili ed imbarazzanti. – aggiungono i democrat –  Se Catini, come lascia intendere senza però mai dirlo, è totalmente estraneo a questo episodio, perché si dimette? Dichiari chiaramente la sua estraneità,  guardando in faccia la sua città, e continui ed esercitare serenamente la sua funzione di vicesindaco come è giusto che sia. Se al contrario così non fosse, questo non può essere sufficiente ma deve dimettersi da tutti gli incarichi istituzionali di cui è stato investito. La città non può accontentarsi di mezze verità e di mezze dimissioni, ha solo bisogno di sapere che chi istituzionalmente la rappresenta ai massimi livelli non sia coinvolto in un episodio talmente grave e vergognoso, neanche e soprattutto per gioco».

“A noi  – ha incalzato Ranucci – interessa sapere la verità politica. Vogliamo sapere se il telefonino da dove è partita la foto è di Catini. Non si può fare l’amministratore giocando con le istituzioni”.  

“O si è colpevoli o si è innocenti – afferma Armando Palmini – Non capiamo perché Catini abbia dovuto rimettere la funzione da vicesindaco se non è colpevole; diversamente, se è colpevole, si dimetta completamente, rimettendo anche le deleghe da assessore. Cosa ci voleva ad ammettere questo clamoroso errore di inesperienza e ingenuità politico-amministrativa?”  

Alla fine il “questionario” per l’assessore Catini:

  1. Il vicesindaco ha scattato la foto o comunque era presente al momento in quell’ufficio?
  2. È a conoscenza di altre foto scattate lo stesso giorno che lo ritraggono in stretta di mano con Bonini con tanto di fascia?
  3. Sapeva che quella persona era nel suo ufficio o è entrata di trafugo; quella persona si è indebitamente appropriata della fascia tricolore del Comune o gli è stata concessa permettendogli di indossarla e farsi la foto?
  4. Il vicesindaco era a conoscenza di quella foto?
  5. Esistono altre foto che ritraggono il vicesindaco assieme a quel ragazzo in quella stanza?
  6. È stato il vicesindaco a divulgare la foto in qualche chat di amici?
  7. Se uscisse fuori la sua estraneità, perché non ha denunciato subito la cosa all’autorità giudiziaria?

Poi il caso politico e la preoccupazione dello stato di salute del sindaco che, nella speranza che si possa rimettere quanto prima, deve necessariamente delegare persone più autorevoli e in grado di gestire la cosa pubblica “da buon padre di famiglia”. In questo caso, probabilmente, si tratterà “di una buon mamma di famiglia” in quanto la decisione di assegnare la funzione di vicesindaco sembra dover ricadere su Catini al femminile e cioè Martina Tosoni.

Altro particolare importante da sottolineare è la conferma da parte del consigliere comunale Memmo Ranucci di essere stato ascoltato dal funzionario di polizia a cui è stata assegnata l’indagine.

 

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