Civitavecchia – Di Majo a pranzo con Cfft. Piatto del giorno togliere la frutta agli operai della GTC

Ancora una volta imbarazza l’atteggiamento del presidente dell’Authority che continua a non tutelare i lavoratori del Porto

CIVITAVECCHIA – Qualche giorno fa, attovagliati in noto ristorante del centro cittadino, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale Francesco Maria Di Majo, la segretaria generale Roberta Macii e i vertici della Civitavecchia Forest Fruit Terminal. Un pranzo bilingua. Una parte ragionata in italiano e l’altra, forse per non favorire l’ascolto della segretaria generale, totalmente in inglese.

Molti si sono chiesti, in quei giorni, il motiroberta macii

vo di questo pranzo e del perché tutti quei ragionamenti fatti in inglese.

La risposta è venuta in queste ultime ore quando, proprio la CFFT ha deciso di continuare a svolgere per proprio conto le operazioni di discarica dei containers che portano la frutta, in particolare banane, nel porto di Civitavecchia.

Cosa significa proprio conto? Semplice. Hanno deciso di non avvalersi più dell’apporto delle gru e del personale della Gtc, la società che gestisce il parco mezzi meccanici fissi un tempo detenuto dall’Autorità Portuale.

La società belga, a quanto pare, avrebbe già proceduto all’acquisto di due gru mobili con le quali effettuerà le operazioni di scarico dei contenitori che saranno affidate a proprio personale, appositamente assunto. La notizia è stata accolta con rabbia dai gruisti e dai manutentori della Gtc, che proprio dopo l’inizio del lavoro di scarico dei contenitori per conto della società belga avevano potuto scongiurare la cassa integrazione, altrimenti inevitabile a fronte della crisi dei traffici commerciali che lo scalo marittimo attraversa da anni.

Gruisti e manutentori evidenziano che, qualora la decisione della CFFT fosse confermata, verrebbe a cessare un sistema in piedi da decenni, basato su un sostanzioso equilibrio tra imprese, società delle gru e Compagnia Portuale.

Un’iniziativa che preoccupa molto gruisti e manutentori di Gtc, innanzitutto perchè, in questo modo, “sembrerebbe cessare un sistema in piedi da decenni, un sistema basato – hanno spiegato – su un sostanzioso equilibrio tra imprese, Gtc e Compagnia Portuale, che ha contribuito in parte a mantenere a galla il porto di Civitavecchia anche quando altri scali italiani versavano in profonda crisi, con pesanti ricadute negative sui livelli occupazionali. Altro e non meno importante fatto, è che la Gtc, creata per ottemperare alle disposizioni di legge e fortemente voluta con l’attuale forma dalla Autorità Portuale, nasce proprio da un “patto” stretto tra imprese del porto, Autorità Portuale e lavoratori del ramo,  e proprio  questi ultimi, che dovettero digerire un difficile passaggio dalla Autorità portuale alla Gtc, vedono “tradito” adesso quel patto (frutto di un accordo ufficiale), che almeno sulla carta vedeva garantita la propria stabilità e quella del porto intero. Questo perché, per come era stata concepita, la Gtc vedeva al proprio interno le imprese art.16 dello scalo cittadino, diventando così una società al servizio della collettività”.

I lavoratori sottolineano di aver sempre rispettato quel patto e lavorato al massimo delle loro possibilità, pur tra mille difficoltà e attraversando periodi di buia crisi, augurandosi però che tutti avrebbero fatto lo stesso.

“Esistono obiettivamente responsabilità da parte delle imprese, anche della Gtc stessa e della Autorità Portuale – hanno aggiunto – ma ci saremmo aspettati che, come fatto tante volte in passato, ci si sarebbe potuti mettere seduti attorno ad un tavolo, esporre le criticità e con il controllo e l’aiuto della Autorità Portuale, trovare le soluzioni più idonee. Soluzioni volte a scongiurare una strada che vedrebbe trasformarsi il porto in qualcosa di molto diverso da quello per cui, nel corso degli anni, tanti hanno creduto e lottato”.

Non si escludono iniziative dei lavoratori nei prossimi giorni.

 
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