Molo Vespucci – Ancora non insediato il Governo e già presentata da Quagliarello, in Senato, un’interrogazione per cacciare Francesco Maria Di Majo

Sulla vicenda Total Erg gravi omissioni e leggerezze compiute dal presidente dell’AdSP del Mar Tirreno che ormai non ha più coperture politiche e il commissariamento sembra ormai alle porte. Messa in discussione, fatto ancor più grave, la veridicità dei contenuti del suo curriculum vitae che hanno consentito la sua nomina (leggi)

CIVITAVECCHIA – Finalmente anche la politica nazionale ha iniziato ad interessarsi delle vicende che riguardano il presidente “sciatore” dell’Autorità di Sistema Portuale che controlla i porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta. Pubblichiamo integralmente l’atto di sindacato ispettivo che porta la firma del senatore Gaetano Quagliarello depositato ufficialmente il 17 aprile scorso. Si parla di TotalErg e, in sintesi, si vogliono risposte sul perché Di Majo non abbia provveduto a predisporre atti a tutela dell’ente. Forse perché pensava che tanto le colpe sarebbero cadute sul suo predecessore? Forse sì, avrà pensato lui e il suo mentore Ivan Magrì ma si sbagliavano.

Questa leggerezza probabilmente gli costerà molto cara. Cosa altrettanto importante e forse ancor più grave, il senatore della Repubblica ha messo in discussione la veridicità dei contenuti del curriculum dello stesso Di Majo. Avrebbe inserito “esperienze” tutte da verificare e che gli sono valse la “comprovata esperienza”. In poche parole, si lascia intendere e questo lo abbiamo scritto più volte anche noi in passato, che abbia “taroccato” il curriculum per ottenere dal Ministro Delrio la nomina a presidente. Presidenza che fin qui ha deluso e dimostrato tutta la sua più totale incapacità nel risolvere i problemi. Nelle stanze del Ministero dei Trasporti già si vocifera di un imminente commissariamento e su chi sia il professionista individuato per ricoprire questo ruolo.

Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo

n° 3-00005

Atto n. 3-00005

Pubblicato il 17 aprile 2018, nella seduta n. 5

QUAGLIARIELLO – Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. –

Premesso che:

TotalErg, ora Italiana Petroli-gruppo Api, è titolare del polo logistico di Roma per lo stoccaggio e la movimentazione di prodotti petroliferi, che costituisce un terminale fondamentale per assicurare l’approvvigionamento del mercato di riferimento e in particolare garantisce circa il 70 per cento della fornitura di jet fuel agli aeroporti di Fiumicino e Ciampino;

l’approvvigionamento dei prodotti petroliferi avviene attraverso un terminale sito nella circoscrizione del porto commerciale di Fiumicino, di competenza dell’Autorità portuale di Civitavecchia (Roma), oggi, in seguito all’entrata in vigore del decreto legislativo n. 169 del 2016, divenuta Autorità di sistema portuale del Mare Tirreno centro settentrionale;

negli anni 2012 e 2013 l’Autorità portuale di Civitavecchia aumentò l’aliquota della tassa portuale relativa ai traffici di oli minerali e carbone;

la società Totalerg presentò ricorso al Tar del Lazio contro tali aumenti;

nel 2015, il Tar del Lazio accolse il ricorso di Totalerg e annullò i decreti dell’Autorità portuale, perché non motivati da esigenze di investimenti infrastrutturali, né valevoli per ogni tipologia di merce. L’ente appellò il Consiglio di Stato e, inoltre, a compensare le mancate entrate, aumentò, a partire dal gennaio 2015, la sovrattassa sulle merci di ogni tipo;

nel febbraio 2016 il Consiglio di Stato accolse l’appello, riformò le sentenze del Tar di un anno prima e rimise la materia alla magistratura tributaria;

nel novembre 2016, però, il Consiglio di Stato denunciò (mediante un parere su richiesta del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) l’insussistenza delle motivazioni che avevano portato l’Autorità portuale ad aumentare la sovrattassa;

successivamente, il Presidente della Repubblica accolse il ricorso straordinario presentato dalla società Totalerg SpA e dalla sua partecipata Raffineria di Roma SpA al Consiglio di Stato. Secondo il Consiglio di Strato l’aumento tariffario non è giustificato dalla necessità di realizzare specifici interventi in ambito portuale. Con l’impugnazione del decreto n. 209 del 2014 del presidente dell’Autorità portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta era stato disposto «un netto aumento della tariffa unitaria della sovrattassa» nella misura di un euro per il porto di Civitavecchia e di 0,70 di euro per i porti di Gaeta e Fiumicino per ogni tonnellata di merce sbarcata o imbarcata;

considerato che:

Avvocato Francesco Maria Di Majo

l’aumento della tassa era stato introdotto «anche al fine di sostenere i costi di gestione degli impianti di depurazione in ambito portuale, sottesi a garantire il rispetto delle vigenti disposizioni in materia di tutela ambientale dettate dal combinato disposto dal decreto legislativo n. 152 e ss. mm. e ii. e dalla deliberazione della Giunta Regionale del Lazio 15 maggio 2011 n. 219», come si legge nel decreto dell’Autorità portuale;

secondo il Consiglio di Stato, il decreto sarebbe stato illegittimo, perché non conteneva alcun riferimento all’atto programmatorio che avrebbe dovuto prevedere la realizzazione delle opere per le quali l’Autorità intendeva provvedere con le risorse reperite con la sovrattassa;

in più, l’aumento della tassa era stato finalizzato alla copertura delle spese di gestione degli impianti di depurazione in ambito portuale che, però, «non hanno carattere straordinario» e quindi, come ricordano i giudici del Consiglio di Stato, «non rientrano tra le opere per le quali la legge n. 84/94 ha attribuito alle autorità portuali la potestà impositiva della sovrattassa»;

a dicembre 2017, la Corte di Cassazione ha annullato il rinvio del Consiglio di Stato alla magistratura tributaria, ridando efficacia alla sentenza del Tar del febbraio 2015, che annullava gli aumenti delle tasse portuali;

visto il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti n. 392 del 24 novembre 2016, con il quale Francesco Maria di Majo è stato nominato presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno centro – settentrionale (AdSP);

visto il curriculum vitae presentato da Francesco Maria di Majo per la selezione dei candidati alla presidenza delle Autorità di sistema portuale, istituite con il decreto legislativo n. 169 del 2016, in cui si fa riferimento, per la “comprovata esperienza e qualificazione professionale nei settori dell’economia dei trasporti e portuale” quali requisiti soggettivi richiesti dall’art 10. del predetto decreto per essere nominati presidente di ADSP, ad una collaborazione a progetto con la Presidenza del Consiglio dei ministri “per la finalizzazione di uno studio sulla riforma del settore portuale” richiesto dal DIPE (Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della Presidente del Consiglio dei ministri);

rilevato come a seguito delle precedenti sentenze citate, come pubblicato da numerosi organi di stampa, sia a livello nazionale, che locale, l’ADSP del Mar Tirreno centro settentrionale si trovi ad oggi in uno stato di “default tecnico”, in attesa della ulteriore decisione del Consiglio di Stato;

preso atto di quella che all’interrogante appare come inerzia del presidente dell’Autorità di sistema portuale, Francesco Maria di Majo, che per tutto l’anno 2017, pur essendo a conoscenza della grave e preoccupante situazione creatasi per l’equilibrio dei conti dell’ente a seguito delle predette sentenze, non ha ritenuto, né di addivenire ad un accordo transattivo con TotalErg o suoi aventi causa, né tanto meno di approvare un nuovo decreto di revisione delle aliquote, motivandolo adeguatamente in considerazione della realizzazione della darsena traghetti e servizi del porto di Civitavecchia, opera infrastrutturale rientrante tra quelle per le quali la legge n. 84 del 1994 ha attribuito alle autorità portuali la potestà impositiva della sovratassa;

considerato che, come risulta dalle statistiche dei traffici dell’ADSP pubblicate da Assoporti nell’anno 2017, il network dei porti di Civitavecchia-Fiumicino-Gaeta ha movimentato circa 10 milioni di tonnellate di rinfuse liquide (oli minerali) e carbone;

ritenuto che sarebbe stato necessario riproporre l’aumento dell’aliquota della tassa, con la descritta adeguata motivazione, per circa un euro a tonnellata, risultando del tutto evidente come la immotivata mancanza di iniziativa da parte del presidente dell’ADSP abbia causato all’ente un mancato introito di circa 10 milioni di euro, nel solo anno 2017;

preso inoltre atto del calo complessivo dei traffici del porto di Civitavecchia registrato nel 2017, quando il tonnellaggio complessivo, rispetto al 2016, è diminuito dello 0,4 per cento, con la diminuzione, tra l’altro, sia del numero dei crocieristi (meno 5,8 per cento), per i quali lo scalo laziale è il primo porto italiano, che dell’automotive movimentata sulle navi ro-ro, diminuita del 2,5 per cento, con la perdita, a beneficio del porto di Gioia Tauro (Reggio Calabria), dell’importantissimo traffico delle autovetture FCA prodotte a Melfi e destinate negli USA e in altri Paesi esteri,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti rappresentati e quali valutazioni intenda esprimere al riguardo;

se sia confermato lo stato di “default tecnico” dell’ente;

se ritenga che quella che all’interrogante appare come inerzia del presidente dell’Autorità di sistema portuale costituisca colpa grave, da cui sia derivato un danno all’ente per le mancate entrare che l’aumento della tassa avrebbe consentito;

quali azioni intenda porre in essere per evitare il possibile dissesto dell’ente;

se non ritenga, alla luce di quanto descritto, di aprire un procedimento amministrativo per valutare in sede di istruttoria se si configurino elementi di mala gestio dell’ente, tali da rendere necessario il commissariamento dello stesso;

se, anche alla luce di quanto illustrato, e valutate le dichiarazioni dell’avvocato Di Majo, contenute nel suo curriculum vitae, sia stata verificata l’effettiva avvenuta collaborazione dello stesso con la Presidenza del Consiglio dei ministri e se comunque la semplice partecipazione, in qualità di consulente a progetto di un soggetto terzo, alla “finalizzazione” di uno studio sulla riforma portuale, costituisca o meno requisito di “comprovata esperienza e qualificazione professionale nei settori dell’economia dei trasporti e portuale”, richiesto per la nomina a presidente di Autorità di sistema portuale.

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