Civitavecchia – Quella strana denuncia che sa tanto di depistaggio

Nel porto dei “servizi segreti” l’ombra di quell’Italia che ha saputo nascondere le verità facendole credere altre che erano e sono solo il frutto della fantasia di chi, con ogni mezzo, vuole raggiungere un obiettivo ben preciso

CIVITAVECCHIA – L’arrivo del presidente Francesco Maria Di Majo alla guida dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale si arricchisce, giorno dopo giorno, di storie che, prima o poi, qualcuno dovrà pur raccontare e dove quella parola tanto bella come VERITÀ possa essere pronunciata senza alcuna vergogna.

Abbiamo scritto fiumi di parole su quello che, secondo noi, è stato un vero e proprio golpe e cioè quello di destituire l’allora presidente Pasqualino Monti per sostituirlo con l’attuale. Un’operazione chirurgica, scientifica che ricorda operazioni ben più importanti e gestite con l’ausilio dei servizi segreti deviati nell’epoca più buia della Repubblica italiana.

Bene. Adesso ci è giunta notizia di un’altra azione messa in atto dai soliti noti che ha un riconoscibilissimo amaro sapore, quello dell’ennesimo tentativo di depistaggio messo in atto per distrarre la magistratura da cose ben più importanti e che non si vuole ficchi il naso dove potrebbe trovare qualcosa di poco spiegabile.

Veniamo ai fatti. L’ormai ex amministratore unico della PAS (Port Authority Security) secondo una fonte ben informata, avrebbe presentato alla Polmare (polizia portuale di frontiera) una denuncia contro tre soggetti e precisamente Fedele Nitrella, Massimo Scolamacchia e Stefano Gazzano.

Sembrerebbe che, nelle mani della dottoressa Lorenza Ripamonti, sia giunta questa richiesta di azione penale nei confronti dei signori sopra citati con accuse che, se è vero quello che ci hanno raccontato, sono talmente gravi e allo stesso tempo così assurde, che fanno tornare in mente la strategia del complotto. L’azione di sviamento e distrazione degli inquirenti ecc. ecc. da qualcosa sul quale stanno ficcando il naso.

Forse il dottor Umberto Saccone si è dimenticato che anche loro (i tre querelati), come lui, in passato avevano indossato una divisa militare e che prima di “attaccarli” sarebbe stato opportuno valutare meglio quelli che potrebbero essere, in un secondo momento, i così detti effetti collaterali.

Di che cosa sarebbero accusati i magnifici tre?

Ci dicono che l’accusa mossa dall’ex ufficiale dei carabinieri, dirigente sicurezza Eni e Servizi Segreti (sappiamo con precisione quali, Sic!) sarebbe abbastanza chiara, si parla, infatti, di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni della PAS (Port Authority Security) e dell’AdSP del Mar Tirreno Centro Settentrionale.

Fedele Nitrella è stato licenziato tempo addietro per aver chiesto ufficialmente ed ottenuto, sempre ufficialmente, un prestito personale. Pure lui, nel frattempo, si è rivolto alla Procura di Civitavecchia denunciando Di Majo per calunnia e diffamazione.

L’ex ufficiale delle Capitanerie ed ex amministratore unico della PAS, Stefano Gazzano che aveva subito una sospensione da Di Majo, per aver concesso a Nitrella il prestito che gli è costato il posto di lavoro si è messo in ferie in attesa di essere “congedato” con due anni di anticipo sfiancato da una situazione insostenibile e dove la trasparenza non corrisponde con chi, ovviamente, per deformazione professionale, ha vissuto decenni nei servizi segreti.

Infine l’ex ufficiale dei Carabinieri Massimo Scolamacchia, ex dirigente della Sicurezza dell’Authority ed ora confinato in un non meglio precisato ufficio studi di Molo Vespucci a far compagnia a Massimiliano Grasso.

La sua accusa sarebbe quella di non aver evidenziato un conflitto di interessi, quando era rup (responsabile unico del procedimento), su alcune consulenze date dalla Pas a sua moglie, avvocato a Civitavecchia.

Anche lui come Gazzano e Grasso è stato sospeso dal servizio per alcuni giorni. Mentre il primo ha mollato ed è andato in pensione, Scolamacchia e Grasso hanno opposto resistenza e sono passati al contrattacco motivando le scellerate, a quanto sembra, azioni disciplinari.

Questa iniziativa presso la Polizia di Frontiera ha prodotto l’apertura di un fascicolo, come prassi, dalla Procura di Civitavecchia e sia l’ex amministratore Saccone che Di Majo, sarebbero stati visti più volte varcare la porta di quel commissariato per andare a deporre contro le persone sopra elencate producendo documenti e, soprattutto, cercando di dimostrare il solito teorema.

Non vorremmo sbagliare e, a dir la verità, abbiamo sempre sbagliato molto poco su questo versante.

Se è vero che il tentativo dell’attuale presidente Di Majo è quello di dimostrare che dietro la Pas ci sarebbero stati movimenti poco chiari se non addirittura contra legem il vero tentativo è nuovamente quello di andare a colpire quella persona che non sono riusciti ad eliminare con la prima grande azione complottistica messa in atto nel porto di Civitavecchia, cioè Pasqualino Monti.

La storia diventa ancora più intrigante perché, secondo la nostra fonte, ci sarebbe sempre il solito intreccio tra uomini dei servizi, in particolare quelli deviati, che vedrebbero in azione altre persone con un passato poco chiaro e che, attualmente, forse, starebbero contribuendo a svolgere le indagini.

Andando a sfrugugliare sul mondo di internet e chiedendo informazioni al signor Google, abbiamo scoperto che, in effetti, un ispettore in servizio alla Polizia di Frontiera, in passato, era rimasto coinvolto in una faccenda molto famosa di “spionaggio” ad personan.

Sembrerebbe che all’epoca di quei fatti, il pubblico ufficiale, fu accusato per aver avuto abusivo accesso alla banca dati telematica del Ministero dell’interno SDI e alla banca dati telematica dell’anagrafe tributaria, per procurare agli investigatori privati il profitto patrimoniale consistito nella remunerazione pattuita con i clienti dell’agenzia e per procurare a loro stessi il profitto consistito nel prezzo della loro corruzione, comunicavano dati segreti acquisiti mediante accesso alle banche dati di cui disponevano per motivi del loro ufficio.

Un vicenda torbida, che ha lasciato sicuramente strascichi e che in questa faccenda, fa riapparire quegli spettri di un sistema parallelo a quello della magistratura per portare a termine un disegno ben preordinato.

Siamo convinti al contrario che, proprio per il fatto che alla Polizia di Frontiera ci sia al comando una persona di indiscutibile e comprovata fedeltà al proprio mandato e cioè la dottoressa Lorenza Ripamonti, le indagini saranno svolte come devono essere svolte e non come qualcuno (nell’ombra) vorrebbero invece che fossero indirizzate.

Siamo nel campo della fantasia o nel mezzo di fitte trame che come obiettivo si pongono sempre lo stesso bersaglio?

Non ci si meraviglia più di niente ad oggi. Certo è, che certi personaggi sono inquietanti, a cominciare dal presidente dell’AdSP Francesco Maria Di Majo sul quale oggi aleggia un dubbio, sollevato dal senatore Gaetano Quagliariello sull’atto ispettivo presentato al ministro Delrio: il curriculum presentato da Di MAjo per ottenere la patente di “comprovata esperienza” è tutto vero?

 

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