Molo Vespucci – Il presidente Di Majo ha chiesto le dimissioni della segretaria Roberta Macii

Non l’avrebbe sostituito alla Festa di Santa Fermina e non starebbe facendo nulla per annientare Port Mobility. Intanto già si parla del sostituto più volte visto a chiacchiere con il plenipotenziario Magrì (che vanta amicizie di ogni genere e razza)

CIVITAVECCHIA – Al peggio non c’è mai fine. Che l’attuale presidente di Molo Vespucci, l’avvocato Francesco Maria Di Majo passerà alla storia come il peggiore, il più inadeguato, impreparato, inconcludente e arrogante è un dato ormai certo. Pensavamo che la sua personalissima caccia alle streghe fosse terminata e che il premio ricevuto a Lubiana (grazie al lavoro dei suoi predecessori) lo avesse ammorbidito un po’. Invece nichts (niente). Vede nemici ovunque. Si affida a servizi di intelligence per spiare chiunque e, come se non fossero bastate le iniziative poste in essere contro alcuni dipendenti (Scolamacchia, Grasso, Nitrella e quelle in corso d’opera), giovedì scorso ha chiamato a rapporto nel suo ufficio la segretaria generale Roberta Macii.

Non era per comunicare iniziative di lavoro. Giammai. Bensì un esplicito invito a fare i bagagli e tornarsene immediatamente da dove era venuta. Piombino o Livorno purché via.

Già, dimissioni!

Se non ci fosse da essere seri trattando questa faccenda, si potrebbe ridere a crepapelle per quanto vi andremo purtroppo, e nostro malgrado, a raccontare.

In questi giorni abbiamo ricevuto telefonate di ogni genere sul conto di questo presidente e abbiamo messo insieme il puzzle, in particolare ci siamo concentrati sulla richiesta di dimissioni fondata su tre pilastri ben piantati a Molo Vespucci dalle sue truppe ormai allegramente militarizzate.

La prima colpa della Macii è stata, ed è quella, di non essere stata in grado di revocare la concessione trentennale a Port Mobility.

Edy Azzopardi deve essere cacciato da dentro il sedime portuale punto e basta. E’ un ordine mica Franziskanernudeln, che non è una bestemmia ma caratteristiche tagliatelle francescane caratteristiche dell’Austria.

La seconda, decisamente più seria come motivazione, l’assenza della segretaria Roberta Macii alla cerimonia ufficiale dei festeggiamenti di Santa Fermina.

Lui era troppo impegnato in chiacchiere chissà dove, magari a gustare una dolce Sachertorte al grido Mahlzeit. 

Del resto dismessa la salopette lui, lei, la Macii, doveva essere lì al suo posto e rappresentarlo degnamente.

Le cerimonie religiose lo infastidiscono, ci dicono. Forse perché comunista di quelli dal doppio pugno chiuso e quindi ogni qual volta sente una predica di un prete si incazza perché Dio è qualcosina in più di lui. Queste sofferenze sul suo viso burbero e butterato si notano, altro che sorrisi in ceramica di Gmunden.

Infine, ma non meno importante, il taglio degli stipendi. Qui c’è da risparmiare per tappare i buchi della PAS e pagare le consulenze a Gruner Dinelli mica cavoli. Dove non si riesca a licenziare la parola d’ordine è tagliare, tagliare, tagliare. Ovviamente tranne che il suo. Dei suoi immeritati emolumenti non bisogna neanche parlare.

Bene. StipendiPort Mobility e Santa Firmina bastano ed avanzano per pretendere le immediate dimissioni dall’unica figura (Roberta Macii) che, da quando si è insediato a Molo Vespucci, gli ha evitato danni peggiori di quelli che fin qui ha cagionato con il suo incauto e sprovveduto modo di agire.

Non sappiamo come ha reagito la segretaria né conta molto arrivati a questo punto.

Certo è che se la Macii dovesse cedere alle sue “lusinghe”, lui, il Präsident avrebbe quasi portato a termine il disegno, quello disegnato, ridisegnato e realizzato su carta pergamena insieme al suo compagno di avventura Ivan Magrì.

Iniziato, giova ricordarlo, con un complotto a danno dell’ex presidente Pasqualino Monti e con un’opera di demolizione costante che non ha messo in salvo nessuno, neanche l’ex capo della Procura di Civitavecchia Amendola.

Lui non ha scrupoli e per raggiungere il suo obiettivo usa il suo personale Machiavelli tascabile. Ha trasformato l’AdSP in una Geheime Staatspolizei (meglio conosciuta ai più come Gestapo).

La Gestapo, la temibile polizia segreta nazista, non fu sempre e soltanto il braccio violento del regime hitleriano, che s’avventava sulle minoranze e sui raggruppamenti sociali percepiti come un pericolo per la sicurezza dello Stato. 

Certo, non possiamo paragonarlo ad Hitler e ai suoi aguzzini ma il suo modus operandi, fatte le dovute proporzioni, sembra davvero rappresentarlo al meglio in una caricatura surreale degna del miglior Charlie Chaplin.

Chi non la pensa come lui va fatto fuori, licenziato insomma. Per farlo si organizzano dossier e si ricorre a qualunque mezzo, dalla denuncia alla calunnia. Come diceva Plutarco: “Calunniate, calunniate qualcosa resterà“. Qualcun altro, non ricordiamo bene il nome ma il signor Google vi può aiutare era solito dire: Più grande la menzogna più grandi le probabilità che venga creduta”. 

La politica nazionale, alle prese con le liti per la formazione del Governo, ha messo un po’ da parte le vicende portuali ma sappiamo che è in agenda, tra i primi punti della Commissione Trasporti, la valutazione del caso Di Majo.

Perdere ancora tempo e non prendere provvedimenti significa consentire a questo presidente, il quale curriculum è stato messo in discussione anche dal senatore Quagliarello, di provocare ulteriori dissesti.

 

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