Tarquinia – Frode fiscale sui pellet. Nei guai la società “Tiberi – Trencin” del sindaco di Forza Italia

Finanza sequestra oltre 36 tonnellate di pellet, frode da due milioni di euro. Brutta tegola sull’azienda del primo cittadino che però aveva lasciato la gestione ad un socio

TARQUINIA –  La Guardia di finanza di Follonica ha sequestrato 3.680 sacchi di pellet, equivalenti a 36,8 tonnellate in una operazione denominata “Hot import”, che ha visto impegnati oltre 50 finanzieri appartenenti a 13 reparti in ambito nazionale (Veneto, Umbria, Emilia Romagna e Lazio).

Le indagini, dirette dalla Procura di Civitavecchia, hanno consentito di scoprire una frode commerciale di due milioni di euro, con la perquisizione di 17 società coinvolte.

L’attività delle fiamme gialle ha avuto inizio da un’analoga indagine svolta a Follonica e a Tarquinia nel corso della passata stagione invernale, che ha permesso di accertare, sulla base dell’esame delle fatture di vendita acquisite, il consumo in frode di 717.054 sacchi di pellet illecitamente marchiati EnPlus®, equivalenti a 7.170 tonnellate.

È stato accertato che la società, con sede a Tarquinia, quella di proprietà del sindaco Mencarini, importava da una società controllata Slovacca ingenti quantitativi di pellet marchiato EnPlus®A1, privo dei requisiti di certificazione, che a sua volta veniva posto in commercio dalla società italiana.

Il sindaco, quando era alla guida della Giove Gas srl era diventato produttore diretto di pellet avendo acquistato, nel maggio 2012, una fabbrica, la Tiberi s.r.o. – Trencin in Slovacchia per garantire direttamente la qualità, la continuità e l’efficienza del prodotto.

Proprio la Tiberi s.r.o. sarebbe la capofila della frode fiscale ma non è da escludere che il sindaco Mencarini fosse all’oscuro e che avesse affidato la gestione del business al socio “slovacco” che si occupava praticamente di tutto. Dalla produzione alla rete di vendita.


Tarquinia – Blitz della Guardia di Finanza nell’azienda del sindaco Pietro Mencarini


Nei confronti della società tarquiniese, oltre al sequestro di 1.325 sacchi di pellet – equivalenti ad oltre 13 tonnellate – è stato nominato un rappresentante giudiziale per risolvere la situazione di conflitto dell’amministratore unico della società.

Gli elementi acquisiti nel corso delle indagini di polizia economica e finanziaria, condotte dai militari della tenenza di Follonica per risalire alla “filiera”, hanno consentito di comprovare che la società produttrice estera, usurpando il titolo industriale registrato EnPlus®, ha illecitamente esportato in Italia il pellet con la connivenza delle società italiane importatrici, che poi lo hanno posto in vendita in territorio nazionale frodando la fede del consumatore ignaro.

Ciò, oltre a costituire reato, ha consentito di arrecare grave pregiudizio al mercato essendo stata falsata la leale concorrenza da parte delle società venditrici, che grazie alla frode in commercio hanno potuto vendere la merce ad un prezzo non corrispondente alla qualità del prodotto; infatti il suo prezzo sarebbe dovuto essere inferiore rispetto a quello di un prodotto di qualità, marchiato lecitamente EnPlus®.

Ciò ha generato un giro d’affari illecito di oltre due milioni di Euro. Sono al vaglio gli aspetti fiscali conseguenti, nei confronti delle aziende coinvolte. Questa è una delle filiere di vendita individuate dalla Guardia di finanza di Follonica, che coinvolge oltre 400 società in tutta Italia in una frode che presenta anche caratteri di transnazionalità.

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