Fratelli d’Italia ha perso Fabrizio Santori: “me ne vado”. Iniziata la temuta diaspora

Fabrizio Santori consigliere regionale Fratelli d'Italia

Alle ultime elezioni regionali prese 8mila 500 preferenze: “venuto meno il rapporto fiduciario e le diversità di vedute nelle strategie politiche nazionali”

ROMA – Fuga da Fratelli d’Italia: due consiglieri comunali e dieci municipali passano al gruppo Misto. Se ne vanno dirigenti e consiglieri eletti. Nelle aule di II, V e XII municipio il gruppo di Fratelli d’Italia non esiste più. In Campidoglio a rappresentare il partito di Giorgia Meloni resteranno solo due esponenti. E a dire addio all’Msi che fu ci sono anche l’ex rappresentante regionale Fabrizio Santori e il volto dell’ala ultracattolica, tra i fondatori del partito, Federico Iadicicco. Un’emorragia che non ha precedenti. 

La formazione degli ex An ha perso in queste ore dieci pedine nei consigli territoriali: Emiliano Corsi, Giusy Guadagno (Pigneto-Centocelle) Giovanni Picone, Francesca Grosseto e Marco Giudici (Monteverde), Daniele Catalano (Portuense) – del gruppo Santori – Flavia Cerquoni (Tuscolano), Fulvio Accorinti (Monte Mario), Giuseppe Scicchitano e Sandra Bertucci (Parioli-San Lorenzo), del gruppo Iadicicco. A cui si aggiungono due eletti su tre del Campidoglio: Maurizio Politi e Francesco Figliomeni. Resta Andrea De Priamo, fedelissimo del duo Meloni-Rampelli, a tenere il timone. E Lavinia Mennuni, appena entrata a sostituire Fabrizio Ghera, tra i neoeletti in Regione. 

L’annuncio ufficiale arriverà a stretto giro. Ma nessuno verrà accolto sulle sponde di Matteo Salvini, approdo atteso e naturale per esponenti di un partito allo stremo da mesi, che non hanno nascosto poi troppo le intenzioni di salire, presto o tardi, sul carro dell’alleato vincitore. Non ora però. Il primo step è il gruppo Misto, per due ordini di ragioni. 

La prima, ufficiale: è prioritario abbandonare un ambiente senza spazi sufficienti di dialogo e confronto, come in molti lamentano da tempo (specie dopo i modesti risultati raccolti alle elezioni del 4 marzo), con il potere accentrato ai vertici, incapace di valorizzare le risorse sul territorio. Dopodiché si ragionerà sulla meta finale. La seconda, ufficiosa ma sempre smentita dagli interessati: un patto non scritto tra Salvini e Meloni. La pasionaria della destra romana, per tentare di fermare l’emorragia verso via Bellerio, avrebbe chiesto lo stop del vicepremier. Che lo avrebbe temporaneamente accordato. Un’ingerenza che non è bastata a impedire l’addio. Il messaggio è arrivato forte e chiaro: la fine di Fratelli d’Italia a Roma è vicina. E nessun accordo sotto banco può evitare lo strappo. 

Il tempo servirà per rinsaldare le fila, studiare un programma per una Lega romana che di fatto non ha nè legami saldi con il territorio nè specifiche battaglie da ingaggiare, tarate sui problemi della Capitale. Come ci spiegano fonti accreditate, si sta cercando di capire se ci sono “i margini per andare oltre il consenso della sola leadership”. Insomma, intanto parte la riorganizzazione, almeno a livello d’immagine. Il gruppo Iadicicco si identificherà sotto la neonata associazione Italia Comunità, nuova bandiera già da domani per gli ex “patrioti” che potranno continuare a fare politica fuori dal partito. Idem per la già esistente rete Difendiamo l’Italia promossa da Santori. Aspettando il passaggio nel Carroccio. Che al netto di sorprese estive è dato ormai per certo.

 

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