Nucleare / Deposito nazionale: dalle promesse di Calenda alle calende greche. Vercellese pieno di scorie

Il nuovo Ministro allo Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, non sembra essersi ancora pronunciato sul dossier scorie. E intanto i rifiuti nucleari rimangono a Saluggia (Vercelli)

Il ministro uscente allo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, aveva dato la sua parola. La CNAPI, Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee ad accogliere il Deposito nazionale unico dei rifiuti radioattivi italiani, doveva essere pubblicata prima delle elezioni.

Le elezioni sono passate ma della lista dei siti non c’è traccia. Senza deposito nazionale, lo sottolineiamo per l’ennesima volta, si rischia di bloccare l’intero processo di decommissioning (smantellamento) degli impianti nucleari italiani

 

PROVINCIA DI VERCELLI (PIEMONTE) PIENA DI SCORIE: A SALUGGIA IL 96% DEI RIFIUTI RADIOATTIVI NAZIONALI – Secondo le previsioni di Sogin, la società di Stato incaricata del decommissioning e della gestione dei rifiuti radioattivi italiani, entro il 2025 le scorie nucleari sarebbero dovute essere trasferite nel costruendo deposito nazionale in modo da ‘liberare’ il Piemonte, e in particolare Saluggia (Vercelli), dal pesante fardello.

Ma quella scadenza sembra destinata a essere procrastinata. Nel frattempo, di fatto, il deposito nazionale delle scorie radioattive italiane continua ad essere proprio Saluggia, dove è conservato il 96 per cento dei rifiuti nucleari del Paese.

La CNAPI è pronta almeno dal 2015. Sogin aveva già preparato una bozza della carta delle aree potenzialmente idonee a ospitare il Deposito nazionale, che rispettassero i requisiti previsti da Ispra, come assenza di corsi d’acqua, zone a basso potenziale sismico e poco densamente popolate (tutti requisiti che non sussistono a Saluggia). I precedenti Governi rimandarono il documento al mittente con osservazioni e richieste di modifica. Ora che il documento pare pronto, non è mai stato pubblicato e il nuovo esecutivo Conte sembra ancora estraneo alla partita.

 

ANCHE I LAVORI PER IL CEMEX SONO FERMI – A Saluggia, inoltre, da settembre si sta affrontando lo stop alla realizzazione del Cemex, l’impianto perla cementificazione dei rifiuti nucleari liquidi. Sogin aveva rescisso il contratto con Saipem per ritardi negli adempimenti contrattuali. La vicenda è finita in tribunale e i lavori sono rimasti fermi.

 

SINDACATI IN AGITAZIONE – Nel frattempo i sindacati – l’altro giorno – hanno scritto al ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, denunciando come in Sogin siano presenti «le più diffuse situazioni di precariato, in alcuni casi ultraquinquennali, nonché un’alta percentuale di contratti di somministrazione sul totale del personale», anche per ruoli indispensabili alla sicurezza degli impianti. Si vocifera che in autunno potrebbe essere pronto il nuovo bando per proseguire la costruzione dell’impianto. Una struttura fondamentale per liberare Saluggia dal nucleare: le scorie liquide, grazie al Cemex, verranno rese solide. Dopo una permanenza in un deposito temporaneo a Saluggia (anche questo ancora da costruire) verrebbero portate al Deposito nazionale unico. Dove, però, non si sa.

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