Civitavecchia – Dopo la fuga di Rigoni e Gorelli da Molo Vespucci, Di Mejo cerca la mediazione

Accorda l`incontro in consiglio comunale aperto e per lui sarà come essere davanti al Tribunale del Popolo. Intanto i dipendenti della PAS sono allarmati dalle inspiegabili dimissioni di Rigoni

CIVITAVECCHIA – Bocche cucite a Molo Vespucci su quanto accaduto in questi ultimi giorni. L`estate movimentata, ricca di polemiche, presidi, proteste e discussioni in aule di tribunale non sono servite ai vertici dell`Autorità Portuale a capire che l`attuale gestione è ormai giunta al capolinea.

La durissima presa di posizione del consigliere di maggioranza Francesco Fortunato, la richiesta di spiegazioni pubbliche in consiglio formulate da Massimiliano Grasso (che sa perfettamente di trovare un presidente impreparato su tanti argomenti), l`accusa di essere quasi sempre assente (ha fatto più ferie lui che Fedez con la Ferragni, dicono!) e la porta sbattuta da Rigoni e Gorelli sono solo gli ultimi atti di una storia inevitabilmente giunta al suo epilogo.

Toninelli, il ministro, ha pronto il decreto di commissariamente sul proprio tavolo. Lo deve definire e concordare con il suo vice Edoardo Rixi ma, soprattutto, trovare un traghettatore in attesa del nuovo che, secondo indiscrezioni, è molto vicino al Movimento 5 Stelle ed è legato a Civitavecchia per una lunghissima serie di motivi (per scaramanzia non diciamo il nome).

Intanto alla PAS regna il caos. Soprattutto dopo le tante chiacchiere che si sono diffuse tra i lavoratori a seguito di alcune esternazioni fatte, sembrerebbe, da un certo Pavone (new entry tra I chiacchieroni di Molo Vespucci) sul forte indebitamento della società di sicurezza e dando per scontata anche una battuta di Vincenzo Conte, evidentemente non capita, sulle sue improbabili dimissioni.

Anche qui il presidente ha sbagliato approccio. Invece di ricevere la delegazione sindacale dei lavoratori della PAS ha delegato l`incontro a figure subalterne che non hanno fatto altro che alimentare rabbia e rancore tra i lavoratori.

Se mancano i soldi, dicono, comincino con l`andare a casa quelle figure costose quanto inutili che bivaccano a spese della PAS. Sono almeno tre le persone (due ex poliziotti, dicono) che, mandandole a lavorare davvero, lascerebbero nelle casse della società di sicurezza, almeno 600 mila euro all`anno.

In questa situazione precaria il timido tentativo di mediazione di Di Mejo con l`amministrazione a 5 Stelle di Civitavecchia. Dopo essere stato sgamato sul ricorso presentato al Consiglio di Stato ha detto che rinegozierà quel contratto ritenuto valido dal TAR tra Authority e Comune di Civitavecchia.

Nessuno gli crede ovviamente. Nel frattempo la Royal Bus non ha ottenuto dal Tribunale di Civitavecchia quel che chiedeva e cioè una montagna di soldi da Port Mobility.

Il Tribunale vuole vederci chiaro e si è preso ulteriore tempo. C`è da verificare l`autenticità di alcune fatture e tanto altro ancora. Un partita importante su questo fronte la sta giocando l`avvocato Bruno Forestieri che, da una parte “scortica” Port Mobility con uno stipendio fuori misura senza mai farsi vedere al lavoro e, dall`altra, segue le sorti dell`amico nonché ex socio Massimiliano Passalacqua (mica gratis ovviamente) della Royal Bus (ormai quasi stramazzata dal forte indebitamento).

Bruno, con quello sguardo un po` così, con quelle guance tra il rosé pig e l`immancabile Rolex da 20mila euro al polso conosce il suo destino e quello dell`amico tassinaro e per questo ha alzato l`asticella dello scontro che finirà, con tutta probabilità, con una sbirciatina delle Fiamme Gialle ai suoi conti correnti in banca e ai tanti, troppi beni immobiliari.

 

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