Civitavecchia – Il Tar non accoglie la sospensiva chiesta da Cfft che deve “sloggiare” dalla banchina 25 ma non solo…

Contenziosi per oltre 300 milioni di euro (presto a 400). Si è dimessa Gabriella Baldini membro del collegio dei revisori e sta per iniziare una battaglia con Port Utilities sulla vicenda “acqua” a Gaeta. Sulla vicenda Totalerg in arrivo un commissario ad acta da parte del Ministero

CIVITAVECCHIA – Sarà un novembre decisivo per il futuro di Molo Vespucci. Un porto raso al suolo da scelte scellerate promosse e portate a termine da manager totalmente incapaci di mantenere equilibri sempre più precari. Tre eventi hanno scosso ulteriormente la già precaria posizione del presidente comunista Francesco Maria Di Maio. Sottolineiamo comunista perché quel partito lo ha voluto al porto ma che lui, a differenza del partito che storicamente è stato vicino ai lavoratori portuali, ha praticamente tradito, venendo meno agli impegni del mandato e lasciato i lavoratori, quelli sì, senza lavoro.

Venerdì, il TAR del Lazio non ha accolto la sospensiva chiesta da Cfft avverso l’ordinanza dell’AdSP, con la quale si rivoluzionava lo scarico delle banane a favore di altri nell’ormai “famigerata” Banchina 25.

Tale limitazione determina, di fatto, l’impossibilità o quasi dell’imbarco e sbarco dei container reefer (contenenti prodotti ortofrutticoli) nel Porto di Civitavecchia e il loro trasferimento al magazzino della Frutta (situato in prossimità dell’area destinata ai container).

La banchina 25 sarà destinata ai container che, per Di Maio, risulta sottoutilizzata rispetto alle proprie capacità complessive (figuriamoci poi senza più lo scarico della frutta).

Dopo il caos scoppiato nell’immediatezza dell’ordinanza, l’amministrazione si era impegnata a rendere più efficace e a regolamentare tale trasferimento ma ciò non è mai avvenuto.

A nulla sono valse proteste e carte bollate. Questa scelta del TAR di non sospendere l’ordinanza potrebbe far decidere, una volta per tutte a Cfft, di lasciare il porto di Civitavecchia per Livorno.

Intanto scoppia un’altra grana. Già perché il bilancio approvato col solo voto di maggioranza del rappresentante della Regione Lazio e del solito Di Maio nasconde in realtà la totale incapacità del management di assumere decisioni e di investire sul Porto tant’è che un membro del collegio dei revisori dei conti, la dottoressa Gabriella Baldini, ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico e, voci di corridoio annunciano, che qualcun altro la seguirà presto.

Secondo quanto comunicato dall’AdSP con nota n. 4130 del 21 marzo 2018 alla Corte dei Conti, lo stato del contenzioso aggiornato al marzo 2018 registra 121 procedimenti attivi, dei quali 68 relativi alla giurisdizione amministrativa, 49 alla giurisdizione civile, 2 relativi alla giurisdizione penale ed 1 a quella tributaria, oltre ad un giudizio arbitrale.

La questione economicamente più rilevante è il contenzioso relativo alle tasse e sovrattasse portuali con Totalerg.

Per quanto riguarda le tasse portuali, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso delle società Total Erg e Raffineria di Roma, con sentenza n. 30991 del 27 dicembre 2017, cassando la sentenza impugnata e rinviando, anche per le spese, al Consiglio di Stato in diversa composizione.

L’AdSP, con l’assistenza dell’Avvocatura dello Stato, ha riassunto la causa davanti al Consiglio di Stato e chiesto la sospensione della sentenza del Tar Lazio n. 2411 del 2015, che aveva accolto il
ricorso delle due società petrolifere.

L’AdSP aveva precisato che sono in essere altri contenziosi azionati da queste società contro tutti gli atti medio tempore posti in essere dall’AdSP e all’Agenzia delle dogane volti all’accertamento e alla riscossione delle sovracitate tasse portuali, conseguenti alla pronuncia favorevole del 2016 del Consiglio di Stato e quantificabili in 3,5 milioni.

In merito alle sovrattasse, il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dalla TotalErg, si è concluso con l’emanazione del d.p.r. 7 febbraio 2017 che dispone la soccombenza dell’Autorità Portuale.

Il valore dell’accantonamento al Fondo rischi ed oneri presente nel preconsuntivo 2017 quanto precisato dall’ente, è pari a 6,4 milioni.

A quanto pare, il Ministero dei Trasporti, di concerto con il MEF, avrebbe stabilito di nominare un commissario ad acta per cercare di sbrogliare una matassa che sembrerebbe essersi ingarbugliata proprio per le ingerenze del presidente Di Maio che ha mostrato limiti non solo come manager del porto ma anche come avvocato.

Con riferimento alla giurisdizione civile, la maggior parte delle cause riguardano pretese economiche nei confronti dell’AdSP, per risarcimento danni o opposizioni ad ingiunzioni di pagamento di canoni demaniali.

In particolare il contenzioso azionato dalla Grandi Lavori Fincosit s.r.l. con tre diversi procedimenti, due davanti al Tribunale di Roma ed uno davanti al Tribunale di Civitavecchia, per il riconoscimento delle riserve relative all’appalto dei lavori per il primo lotto delle opere strategiche nel porto di Civitavecchia, per un valore complessivo aggiornato di circa 261,5 milioni, oltre ad interessi ed accessori.

In data 4 gennaio 2018 la Compagnia Porto di Civitavecchia s.p.a., a sua volta, ha intrapreso un procedimento di arbitrato per la restituzione degli importi di 14,1 milioni di canoni e di 14,8 milioni per spese di progettazione e lavori in relazione alla concessione demaniale per la realizzazione della darsena energetica e grandi masse, sostenendo l’impossibilità sopravvenuta della prestazione di cui alla concessione ed in particolare del progetto contemplato nel protocollo stipulato nell’ottobre 2015 dall’A.P..

In concomitanza con tale azione, guarda caso, l’AdSP ha promosso la procedura di decadenza dalla concessione stessa.

Infine, per non farsi mancare niente, è iniziata una guerra di carte bollate tra Port Utilities e l’AdSP sulla vicenda Iannaccone.

Emilio Pintavalle

L’Agenzia marittima Cap. Francesco Iannaccone di Iannacone Maria Nicolina ha svolto per diversi anni in via esclusiva il servizio di rifornimento idrico alle navi del porto di Gaeta in forza dell’autorizzazione rilasciata dalla Capitaneria del porto di Gaeta l’8 settembre 1977 e dei contratti di fornitura idrica stipulati con il locale gestore del servizio idrico.

Con nota 23 dicembre 2016 prot. 18284 l’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno centro settentrionale comunicava all’Agenzia Iannaccone che era stata svolta una procedura di gara per l’affidamento del servizio idrico di cui all’art. 6, comma 4, lett. c) l. 28 gennaio 1994, n. 84 [Riordino della legislazione in materia portuale] conclusa con l’aggiudicazione alla Port utilities s.p.a. e successiva convenzione stipulata il 12 gennaio 2017 e che erano in corso le attività propedeutiche all’attivazione dello stesso.

Bene. Da quel momento ad oggi nulla è cambiato. L’attività continua a svolgerla l’Agenzia Iannaccone e Port Utilities, nonostante sia l’aggiudicataria del servizio, non ha ancora potuto iniziare il lavoro.

Come andrà a finire?

Con l’ennesimo contenzioso e richiesta danni all’Autorità Portuale di Civitavecchia che ha chiuso sì il bilancio con 13 milioni di utile ma che ha nel carniere contenziosi che presto arriveranno alla modesta cifra di 400 milioni di euro. Che Dio salvi Francesco Maria Di Maio.

Mentre sono iniziate le preghiere di rito, l’attenzione di tutti gli addetti ai lavori è rivolta verso un grande esperto di ippica oggi applicato agli appalti dell’ente. Emilio Pintavalle (leggi qui). Su questo signore dedicheremo un capitolo a parte. Già perché un esperto di ippica è il soggetto giusto da affiancare in un settore importantissimo come quello degli appalti. Come farà quando dovrà rinnovare quelli che riguardano le aziende di “famiglia” (moglie, ndr) è un mistero ma, come dice un alto dirigente di Molo Vespucci che si atteggia come un “pavone”: “Se a fare il presidente c’è uno sciatore montanaro ben venga anche un buttero maremmano”.

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