Civitavecchia – Cacciate il mercante Di Majo da Molo Vespucci

Non pago dei danni compiuti fino ad oggi, irride  i vertici della Cfft e dichiara: “Inaspettato lo spostamento della nave”… Ai suoi limiti manageriali bisogna porre fine e farlo scendere dal pero dorato (altro che banane) addobbato dal papà e Delrio

CIVITAVECCHIA – La Città di Traiano da anni si batte contro i veleni che portano morte e disperazione. La centrale Enel prima ad olio combustibile e, successivamente a carbone, ha permesso di mantenere a Civitavecchia un tasso di mortalità decisamente superiore alla norma rispetto al resto d’Italia (statistica del registro dei tumori).

Sono anni che la città si batte contro il colosso dell’energia definito “distributore di morte” con i movimenti No-Coke che a livello europeo una battaglia l’hanno vinta. Tutte le centrali a Carbone dovranno cessare di funzionare.

I vertici dell’energia hanno stabilito che i civitavecchiesi, oltre a pagare un altissimo dazio in termini di vite umane per lo straordinario inquinamento di polveri sottili, andava punita togliendo il lavoro ai portuali e alle cooperative impegnate con Minosse. Tutti a casa. O meglio, a casa quella società che garantiva un certo tipo di trattamento economico e sotto un’altra che manterrà il personale ma a mutate condizioni. Ovvio!

Questo sembrava essere stato il peggior anno per la nostra città ma ci sbagliavamo. Sì. Perché grazie all’incapacità, arroganza, ignoranza manageriale, saccenza, stupidità politica del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale abbreviamo a “di Civitavecchia”, Francesco Maria Di Majo, il 2018 sarà ricordato come il peggiore della storia contemporanea dal dopoguerra ad oggi.

Dobbiamo essere sinceri. Questo presidente non è cattivo, non capisce niente di portualità. Non è capace. Non ha cultura. Non ha stile. Soprattutto sorge il dubbio che sia stato messo lì con il chiaro intento di distruggere quanto costruito soprattutto negli ultimi venti anni.

Averlo sostenuto, anche per poco tempo, ci fa sentire come quell’uomo che per far dispetto alla propria moglie si taglio la sua dote di virilità.

E’ necessario, a questo punto, che questo soggetto, così inutile quanto dannoso, venga cacciato dal posto che ricopre il prima possibile.

Ci appelliamo ai 5 Stelle, al loro Ministro Toninelli. Gridiamo ad alta voce l’intervento del sottosegretario alla portualità Edoardo Rixi e quindi alla Lega: CACCIATELO IL PRIMA POSSIBILE.

Quello che sta accadendo a Molo Vespucci con l’ultima tragicomica farsa della banchina 24, la cacciata della Cfft costretta a migrare a Livorno, ha dell’incredibile.

Anche i collaboratori più stretti di questa specie di presidente, cioè Di Majo, hanno raccontato una scena di inaudita stupidità manageriale e cioè la telefonata che lui, questo soggetto (figlio raccomandato da papà ma non solo), avrebbe fatto ai vertici di Chiquita chiedendogli un incontro per risolvere il problema ma rimediando una fragorosa pernacchia che equivale a un più semplice e comprensibile “vaffa”.

Cfft ha poco da parlare con questo soggetto inaffidabile, scroccone di pranzi al “Pesce in bottiglia”, che si avvale di spioni ex dipendenti del Vaticano, di servizi poco intelligence per spiare i propri dipendenti (vedi il caso Grasso) e di mobbing ad orologeria per chi non si adegua alla sua follia manageriale.

Già perché il pranzo del tradimento e della parola mancata fu immortalato proprio in uno dei più eccellenti e raffinati ristoranti di Civitavecchia. Lui, la segretaria e i “bananari” come ama definirli questo signore (che si spaccia anche da diplomatico e sul quale curriculum sono riportate cose oggetto ancora oggi di interrogazione parlamentare) si fece pagare un pranzo dove prese letteralmente per i fondelli il management di Cfft.

Non pago delle continue prese in giro ieri ha dichiarato: “E’ giunta inaspettata la notizia dello spostamento della nave Maersk (che avrebbe dovuto portare alcuni container destinati al magazzino della frutta) dal porto di Civitavecchia a quello di Livorno”.

Il padre di questo signor Di Majo non fa altro che passare il tempo a telefonare ad amici a destra e manca per tappare buchi che oggi sono falle (soprattutto tra i suoi amici giudici e magistrati ai quali chiede clemenza).

La politica nazionale se non interverrà subito sarà corresponsabile dello scempio attualmente in atto. L’uomo mandato da Delirio (e il nome lo sbagliamo di proposito) per distruggere il nostro porto va fermato. Un porto che va difeso oggi  con tutte le nostre forze. Un solo grido sta unendo tutte le forze politiche e i lavoratori cittadini: CACCIATELO.

Insieme a lui il foglio di via devono averlo tutti i suoi complici dei quali abbiamo nomi e cognomi.

BASTA. Lo gridiamo da subito e in molti hanno fatto male a non sostenerci in questa nostra battaglia. Possiamo ancora farcela. Basta rispedirlo nelle sue amate montagne austriache a calci nel sedere. Non è mica difficile.

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