Idroelettrico, Liberati (M5S): “Erg verso i 150 milioni di utile ma ai territori rimangono le briciole”

Terni: per il consigliere regionale Andrea Liberati occorre rivedere la legge sullo sfruttamento idroelettrico in Umbria. “Guadagni stellari per le multinazionali – dice l’esponente pentastellato – mentre ai territori rimangono le bricioline del sottosviluppo”

Di Andrea Liberati, capogruppo M5S – Regione Umbria

 

Guadagni stellari: possono più che sorridere le multinazionali dell’ipersfruttamento idroelettrico in Umbria. Tanto i territori interessati non vedranno questi soldi nemmeno col binocolo, né reclameranno nulla.
Ne parliamo spesso: si tratta di uno snodo di capitale importanza per il futuro dei cittadini umbri.

Purtroppo l’esteso servilismo della classe politica e massicce dosi di ignoranza degli eletti, fanno sì che proprio i Comuni baciati da tanta fortuna -l’acqua- vivano una paradossale condizione di minorità. Situazioni che si ripetono un po’ ovunque in Umbria: basti pensare alle bellissime Cascate del Menotre, a Pale di Foligno, spesso illegalmente ‘cancellate’ dalle derivazioni, così come accade alle Marmore, solo per favorire il lucro dei concessionari privati. Forse Foligno ne ricava vantaggi? Zero!

Si pensi che il Polo idroelettrico di Terni, uno dei principali d’Italia, capace ogni anno di utili non inferiori a circa € 80.000.000, nel 2018 riuscirà a fruttare a ERG, la multinazionale di turno, fino a circa € 150/160.000.000 grazie all’abbondanza d’acqua, all’ottimizzazione nella gestione delle notevoli risorse disponibili e, ovviamente, grazie agli incentivi GSE: c’è da chiedersi come sia stato possibile cedere ai privati un asset così strategico, demenziale operazione della Seconda Repubblica!

 

Intanto, mentre il Governo lavora per superare tali squilibri, la Regione continua nel suo solito gioco, quello che fa figli e figliastri, trattenendo gran parte dei canoni complessivamente incassati, usandoli per scopi ben diversi, penalizzando così Terni, Foligno, Narni, la Valnerina, Baschi, salvo altri, concedendo loro eventuali bricioline, sottoponendo ogni erogazione a un’intesa politico-amministrativa con i Comuni, un fatto che ricorda certe dinamiche del Terzo Mondo -ma di quando era colonizzato.

D’altra parte, la Regione Umbria, in questi 50 anni, sull’acqua non ha mai servito l’interesse generale, ma ha solo favorito le grandi rendite delle multinazionali, invariabilmente si trattasse di acque minerali o di idroelettrico, restituendo pressoché nulla alle comunità interessate.
Una Regione che, pur producendo disastri economici sull’argomento, insiste nel mettersi in cattedra: annunciamo sin d’ora la ripresentazione di una nostra proposta di legge che mira non solo a scardinare siffatta sorta di medievale placet di Palazzo Donini sulle scelte locali, ma anche e soprattutto ad assegnare ai Comuni risorse ben maggiori, rispetto alle modestissime attualmente centellinate dalla Regione.

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