Molo Vespucci – Dentro l’AdSP oltre le polemiche il gossip (inciuci, amori e tassi al 3%). Occorre un altro 16 settembre 1870

Il degrado dell’autorità portuale ha raggiunto i limiti più bassi dalla riforma ad oggi. Un ente che, grazie all’impegno del presidente Di Majo e della segretaria Macii, è diventato la barzelletta più raccontata d’Europa

CIVITAVECCHIA – La città sembra ormai essere rassegnata al declino inesorabile di Molo Vespucci e con lui di tutta l’economia che orbita intorno al porto. Inutile rammentare i disastri politici compiuti dall’attuale ed inadeguato presidente Francesco Maria Di Majo. Ne ha compiuti così tanti che al Ministero degli Interni lo vorrebbero delegare alla demolizione delle case abusive dei Casamonica. Come demolisce lui, infatti, neanche le ruspe della Raggi e Salvini.

Il porto prima era dei camalli, della brezza marina, della salsedine, delle navi e dei marinai; dei pescatori e dei viaggiatori.

Oggi il porto è in mano a gente che con il mare e la sua storia non ha a che fare proprio un bel nulla. C’è una nuova “razza” che si è impossessata di questa area.

Razza di parvenue esibizionisti. Dove conta l’apparenza ma non la sostanza. Dove si presenzia ad inutili convegni e fiere in giro per l’Italia, l’Europa, il Mondo.

Dove ci sono gli affari sotto banco per ingrassare il portafoglio di qualcuno a discapito della legalità e della trasparenza.

Persone che si spacciano per quello che non sono (ufficialmente) e che stringono accordi milionari.

Lotte intestine fatte da ambiziosi personaggi senza scrupoli, dal passato torbido e poco raccomandabile.

Quando nascono queste sottospecie di dittature può accadere tutto e il contrario di tutto.

Succede che non ci si fida l’uno dell’altro. Che si spiano atteggiamenti e movimenti. Che si parla male gli uni degli altri. Che si fanno fotografie di nascosto o si origlia dietro le porte. Che si commettono errori macroscopici e che, alla fine, si fa pagare il conto (ovviamente all’ente).

Fatto questo doveroso preambolo iniziamo col raccontare le ultime vicende di Molo Vespucci anche se, occorre precisare, abbiamo rifiutato doni di un certo impatto mediatico come foto e registrazioni. Un invito a chi le possiede di non portarle alla nostra redazione, ma di andarle a depositare dove è giusto qualcuno possa prima verificarle, e se ritenute utili, allegarle, integrando i corposi fascicoli che giacciono impolverati in attesa di una mano che firmi qualche provvedimento.

Dopo gli scandali legati a vertenze, nomine, consulenze, affidamenti sotto soglia immancabilmente, a farla da padrone, è il gossip.

Amori omosessuali tra personaggi insospettabili e magiche notti a base di champagne e Cialis.

Da personaggi che hanno nel proprio DNA un numero algebrico come il 3% a quelli (uomini) che vanno in Regione a trovare il fidanzato a cui relazionare la giornata di lavoro del capo e del sottocapo.

Un degrado di siffatta specie ha un solo colpevole, anzi due. Il primo è quello del presidente Francesco Maria Di Majo che non ha nulla a che vedere con questo mestiere.

Geloso, rancoroso, invidioso, talmente tanto incapace da non aver saputo trasformare la sua faccia butterata in qualcosa di piacevole da vedere o ammirare.

Come dimenticare famosissimi attori dal volto caratteristico come Robert Davi, Danny Trajo, Charles Bronson o quello sportivo di Antonio Cassano.

No, lui, Francesco Maria Di Majo sarà ricordato come il presidente inutile, cattivo, inadeguato uomo di mare ma eccellente sciatore montanaro dalla faccia butterata (non dalla salsedine ma dal freddo dei ghiacciai).

E’ riuscito a mettere in piedi vertenze che non sono più sanabili se non con pesanti dazi che l’ente dovrà pagare ad uno piuttosto che l’altro.

In tutto questo ha trovato una complice ideale, non sarebbe riuscito in tutto ciò senza un aiuto e cioè quello della segretaria generale Roberta Macii.

Pensare che fosse anche lei vittima del personaggio, da film horror Di Majo, è stato un altro grande errore commesso da tutti quelli che, per un lungo periodo, pensando di proteggerla, non hanno fatto altro che cadere nella trappola del Di Majo stesso, “il distruttore”, mandato dal Partito Democratico a compiere l’estremo sacrificio.

Civitavecchia difficilmente potrà risorgere dai danni e dai “bombardamenti” compiuti sotto la gestione Di Majo. Serviranno decenni. Tempi così lunghi e per molti senza più futuro e speranza.

Il problema vero è, purtroppo che, non è ancora finita. Il giro lobbistico ed affaristico messo in piedi da geometri e faccendieri ancora non ha raggiunto l’obiettivo finale ma presto, molto presto, arriveranno al traguardo prefissato se nessuno proverà a fermarli.

Che il disastro sia alle porte è evidente e fragoroso come il silenzio di Enrico Luciani, storico capo dei portuali. Gli uomini di buona volontà sono in ansiosa attesa di 21 colpi di salve di cannone come avvenne il 16 settembre 1870.

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