Civitavecchia – Enel va avanti con il bando sul carbone. Il 3 dicembre la gara e Minosse chiede il sequestro della banchina

L’Autorità Portuale prima nega l’accesso agli atti e solo a ridosso del ricorso al TAR cambia idea ma è troppo tardi per tutti. Minosse chiede l’intervento della Procura

CIVITAVECCHIA – La tregua sul carbone tra Enel e Minosse è andata a farsi benedire dopo che l’ente che distribuisce energia (e non solo) ha deciso di andare avanti con la gara che avrà il suo epilogo il 3 dicembre prossimo.

Minosse, attraverso il suo amministratore Gino Capponi, ha promosso azioni legali (in sede penale e civile) sia contro l’Enel che contro l’Autorità di Sistema portuale e quindi il presidente Francesco Maria Di Majo.

La società che ora rischia di perdere il lavoro aveva chiesto aiuto e supporto a Molo Vespucci per avere tutti i documenti necessari per bloccare il bando. Quest’ultimo, con un documento firmato dal segretario generale Roberta Macii negava questo diritto a Minosse.

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La stessa Macii, nell’ultimo capoverso di quella contorta lettera di diniego, invitava Minosse a fare ricorso al TAR per far valere i propri diritti.

Cosa che ovviamente Capponi ha fatto spendendo bei soldoni visto che ricorrere al Tribunale Amministrativo Regionale è diventato ormai un lusso non per tutti.

A ridosso dell’udienza la beffa sempre a firma della Macii che, “folgorata” sulla via di Torre Valdaliga, faceva clamorosamente dietrofront e invitava i legali di Minosse a recarsi presso gli uffici per estrarre copia di ciò che avevano chiesto.

Tardi, troppo tardi. L’udienza sempre davanti al TAR che Minosse aveva nell’azione contro Enel il 20 novembre scorso, è stata rinviata al 30 gennaio perché i ricorrenti non hanno avuto la possibilità di difendersi carte alla mano.

Oltre il danno economico, quindi, l’ennesima beffa. Il 3 dicembre Enel aggiudicherà o tenterà di farlo, la gara a chi scaricherà il carbone per i prossimi anni. 

Il professor Sammarco ha vergato un pesante documento di denuncia alla Procura della Repubblica di Civitavecchia e l’ha indirizzato al capo dottor Vardaro. In questo documento si chiede anche il sequestro della banchina dove attualmente le carboniere attraccano per scaricare quel “carburante” tanto salubre per la salute dei civitavecchiesi.

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Tra le tante anomalie di questo bando denunciate in Procura, anche il famoso “slittamento” di sette ore della chiusura delle manifestazioni di interesse a parteciparvi.

Una comunicazione avvenuta lo stesso giorno via PEC e che ha fatto sollevare molti dubbi sulla liceità della gara ai limiti della turbativa.

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Minosse ha promosso azioni legali su più fronti anche sulla base di un parere proveritate rilasciato dallo Studio Legale Zunarelli, uno dei più importanti legali marittimisti in circolazione al mondo. Leggerlo farebbe bene anche al presidente Francesco Maria Di Majo che poco o nulla conosce dell’argomento. 

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La guerra del carbone è l’ennesimo fallimento del management di Molo Vespucci che non ha saputo gestire, fino ad oggi, nessuna delle vertenze aperte in questo ultimo anno.

Sconcerto tra i portuali e i civitavecchiesi per le parole espresse dal consigliere regionale Gino De Paolis a sostegno proprio del presidente Di Majo. Ovviamente l’ha fatto perché non avendo più un partito di riferimento si sta preparando con Smeriglio a trasferirsi armi e bagagli nel Partito Democratico.

Lo sconcerto di quell’intervista è legata soprattutto al fatto che, Gino De Paolis, è stato da sempre il punto di riferimento dei portuali e, grazie ai loro voti, gli hanno consentito di essere rieletto alla Pisana.

Ascoltare quell’intervista fa capire quanto poco conti il dramma dei lavoratori e del lavoro sempre più misero al porto di Civitavecchia e, prevalgano, le logiche personalistiche e le ambizioni politiche di alcuni soggetti.

Quell’intervista è offensiva dell’intelligenza dei civitavecchiesi, dei lavoratori e delle imprese e, se non credete a quanto vi diciamo, vi invitiamo ad ascoltare quelle parole. Affermare che il presidente dell’Autorità Portuale Francesco Maria Di Majo (che sarà presto ispezionato e poi commissariato) abbia fatto bene il proprio lavoro è come affermare che le abbondanti piogge di questo ultimo mese hanno fatto diventare dolce l’acqua del mare.

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