Viterbo – Luciano Zeffirelli, figlio adottivo del grande artista: “E’ stato più di un padre. Si è spento tra le mie braccia…”

Il sindaco di Firenze, Nardella, abbraccia Luciano Zeffirelli durante le esequie

Aveva poco più di vent’anni quando lasciò Viterbo per seguire il “maestro”, lui è Luciano Zeffirelli, conosciuto in città come “Ciano”, vissuto nella frazione di Bagnaia fin da ragazzo. Fino all’ incontro che cambiò il suo destino, quello con Franco Zeffirelli, che lo volle con sé come suo figlio adottivo.
Ha la voce rotta dall’emozione Luciano, ormai uomo maturo, andato via da Viterbo quarant’anni fa: “Era il 7 novembre del 1980 quando l’ho conosciuto qui a Viterbo. Avevamo organizzato il premio Cucciolo d’argento per l’apertura di un canile in città e cercavamo un nome altisonante per dare lustro all’evento. Lo contattammo, lui era in Tunisia ma decise di partecipare perché amava molto gli animali. Gli piacque così tanto l’iniziativa, organizzata da me in ogni minimo particolare, che mi chiese di lavorare per lui”. Luciano è stato anche facchino della Macchina di Santa Rosa. “Franco voleva donare alla città una Macchina di Santa Rosa firmata da lui, ma la cosa poi non si concretizzò. Nel 2009, infatti, presentò il suo bozzetto che però non vinse il concorso di idee. Quest’anno in occasione del Trasporto del 3 settembre il sodalizio dei facchini gli dedicherà la “girata” di piazza del Comune , per celebrarlo e ringraziarlo dell’onore che ha riservato alla città”. Il giovane Luciano decide di seguire Franco Zeffirelli tra Firenze, Roma, e il mondo. Con lui un altro fratello adottivo, Pippo. “Lui che era nato da una relazione clandestina e non fu mai riconosciuto dal padre, volle per noi una regolare adozione. Franco è’ stato un vero padre, una persona molto, molto speciale. Una persona come lui difficilmente si trova in giro per il mondo, sia per quello che ha fatto, che per quello che ci ha lasciato ed indicato. Mi ha insegnato ad amare le persone e gli animali. Sono stato con lui per quarant’anni e non l’ho mai lasciato proprio perché era una persona unica, di un’umanità straordinaria. Vent’anni fa mi disse “io morirò tra maggio e giugno come mia madre”, è morto tra le mie braccia, mi sussurrava “voglio dormire, voglio dormire…”. Dio ci ha regalato un gioiello e adesso se lo è ripreso”.

Franco Zeffirelli e il rapporto con Dio. Uomo credente a cui non bisognava rompere le scatole, nei sui ultimi pensieri a riguardo dichiarò “siamo fatti di spirito, chi ci crede; io ci credo profondamente perché la vita mi ha dato continue verifiche di non essere un ammasso di cellule ma di essere un corpo che alloggia temporaneamente uno spirito che è la frazione del grande Creatore, di Dio a cui torneremo. Questa è la mia concezione, dormo sonni tranquilli,  e voglio arrivare tranquillo al mio ultimo passo”.

E’ possibile accostarsi all’opera del grande genio italiano attraverso La Fondazione Franco Zeffirelli, a Firenze, dove sono  racchiuse gran parte dei lavori da regista e scenografo con 400 opere disegnate da lui, un patrimonio per il mondo intero e per chi vorrà intraprendere il suo mestiere.

 

 

Benedetta Ferrari 

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