Viterbo – Imprenditore “schiavista” finisce in manette

VITERBO – Blitz dei carabinieri, su mandato della Procura di Viterbo, in un’azienda “schiavista”. Costretti a lavorare 12 ore al giorno, 7 giorni su 7. Arrestato imprenditore.

Nella prima mattinata di oggi e nei giorni scorsi sono state eseguite quattro ordinanze di custodia cautelare emesse nell’ambito di differenti procedimenti penali dal giudice per le indagini preliminari di Viterbo, su richiesta della procura della Repubblica di Viterbo.

I procedimenti, come si legge nella nota della procura, riguardano fatti concernenti gravissime violazioni in materia di tutela del lavoro dipendente e si collocano nell’ambito dell’azione da tempo intrapresa dalla procura ai fini della repressione dei reati che mettono in pericolo, in diverse forme, alcune delle quali particolarmente insidiose, l’integrità fisica e morale dei lavoratori.

In particolare, oggi è stata eseguita la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un imprenditore agricolo che, nel tempo, avrebbe assunto persone in gravi condizioni di bisogno che si sarebbero prestate a lavorare con un compenso di pochi euro al mese, con orari di lavoro superiori alle 12 ore al giorno, senza riposo né nella giornata né settimanale.

Il reato ipotizzato dalla procura è quello di cui all’articolo 603 bis del codice penale, incriminazione introdotta nel 2011 che punisce, tra l’altro, lo sfruttamento del lavoro.

Nella giornata di ieri, continua la nota a firma del procuratore Paolo Auriemma, sono state eseguite tre ordinanze degli arresti domiciliari nei confronti di altrettante persone, accusate di un violento pestaggio nei confronti di un dipendente di un’azienda agricola, reo di aver avanzato legittime richieste retributive. A seguito dell’aggressione la vittima ha riportato seri danni fisici. Sono contestati i reati di sequestro di persona e di lesioni aggravate.

Infine, nella scorsa settimana è stata eseguita un’ulteriore ordinanza cautelare nei confronti di un imprenditore. Anche in questo caso il reato che viene contestato è quello di sfruttamento del lavoro di cui all’articolo 603 bis del codice penale, visto che è accusato di aver approfittato dello stato di bisogno dei lavoratori.

 

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