Tarquinia – Omero Bordo, l’Etrusco più famoso degli Etruschi

Omero Bordo, l'ultimo degli etruschi

Oggi il primo anniversario della morte di un uomo, un artista, diventato in tutto il mondo. I suoi vasi e riproduzioni conservati nei musei di storia

TARQUINIA – Ricorre oggi il primo anniversario della morte di Omero Bordo, il tarquiniese noto in tutto il mondo come “L’ultimo etrusco”. Lo scorso anno, dopo una lunga malattia, si è spento tra gli affetti della moglie e delle figlie Catia e Daniela.

Chi era realmente Omero Bordo. Di lui si è raccontato di tutto e di più. Lui ne ha fatte di tutte e di più. Il suo destino viene segnato il giorno della sua nascita, quando i genitori gli danno un nome: Omero. Paradossalmente la sua vita è stata sempre un continuo cadere e rialzarsi, tra racconti avventurosi e drammatici. Omero, il cantore cieco che ha lasciato all’umanità due opere immense con l’Iliade e ‘Odissea, ha lasciato il segno anche su quello che diventerà, grazie alla sua strepitosa abilità, l’ultimo degli etruschi.

Il mistero che ancora aleggia su questo popolo e che alimenta ancora oggi, tutta una serie di ipotesi e conclusioni fantasiose dipende dal fatto che, fino agli anni ’50 del XX° secolo, le ricerche furono condotte prevalentemente in ambito funerario e dal problema ancora grandemente irrisolto, della lingua.

Certamente gli Etruschi ebbero un profondo culto dei propri defunti, ma non solo questo: il rispetto per essi, il desiderio di rappresentare le tombe come le dimore per l’eternità, la perfetta sistemazione delle aree funerarie e lo stesso orientamento delle aperture dei sepolcri,
rientrano in un più vasto ambito sacrale e religioso. 

Il passaggio dalla vita alla morte, gli etruschi, la celebravano con una grande festa. La morte di un personaggio appartenente ad una famiglia illustre era celebrata con la partecipazione al lutto di tutta la cittadinanza.

Il giorno della sepoltura un lungo corteo si snodava dall’abitazione del defunto alla tomba della famiglia. Sacerdoti con i simboli del loro ufficio religioso, suonatori di flauto, parenti e conoscenti con offerte votive, accompagnavano il corpo trasportato su di un carro a quattro ruote.

Dal corteo, che procedeva con grande lentezza, si alzava un misto di litanie, meste musiche, alti lamenti dei familiari e delle prefiche (donne pagate per piangere).

Arrivati alla tomba, precedentemente preparata per la cerimonia, si procedeva al rito di sepoltura del defunto.

Alla primitiva fede nella “sopravvivenza” del morto nella tomba, si sostituì l’idea di un “regno dei morti”, immaginato sul modello dell’Averno greco.

Il regno dei defunti divenne terrificante: là si dimorava senza speranza tra demoni mostruosi. Quando una persona moriva, la sua anima iniziava il faticoso cammino verso il nuovo mondo, sorvegliato all’ingresso dalla terribile figura di Tuchulcha, mostro con orecchie d’asino, muso di avvoltoio e serpenti per capelli.

Non mancava comunque la possibilità di migliorare la condizione delle anime attraverso speciali riti di salvazione (contenuti nei “Libri acheruntici”).

Riti particolari, con sacrifici cruenti a divinità infere compiuti presso le tombe, che avrebbero potuto trasformare le anime dei defunti in divinità di rango inferiore, le “anime divine”.

Ecco, Omero ha contribuito a far crescere e conoscere il mito degli Etruschi. Grazie ai suoi eccessi, grazie alla sua scaltrezza e soprattutto, la totale mancanza di paura nel fare le cose.

Un tombarolo che ha messo a disposizione dell’umanità gli oggetti trovati. Grazie alla sua esperienza, nel corso dei decenni, si è sempre più immedesimato con quella civiltà ancora tutta da scoprire. Omero Bordo dipinse le tombe etrusche come fossero originali, dimostrando al mondo intero la conoscenza di metodi e tecniche sconosciute, e mai completamente rivelate, che gli hanno permesso di raggiungere una grande fama nazionale ed internazionale.

Nel culmine della sua notorietà se lo contendevano trasmissioni televisive e riviste di settore.

Scoprì la tomba delle Pantere, risalente al settimo secolo avanti cristo, forse la prima tomba mai realizzata a Tarquinia; e alcuni frammenti del frontone dell’Ara della Regina.

Di lui si ricordano l’invito di una prestigiosa Università di Los Angeles; nel 2003 a Roma fu insignito con il registra Zeffirelli del Premio Europa. Amico di Sebastian Matta, adorato dallo storico dell’arte Vittorio Sgarbi.

Proprio con il suo grande amico pittore Sebastian Matta, Omero Bordo fu il fondatore di Etrusculudens, il laboratorio ceramico di Tarquinia dove tanti ragazzi hanno imparato e sperimentato la lavorazione della creta con il tornio e la sua cottura in forno. Sulla sua terra Omero ha lasciato la sua ultima grande fatica: Etruscopolis, il suo grande sogno; un museo privato che riproduce i manufatti artistici dell’antico popolo italico. Un immenso lavoro che si snoda tra gallerie ed ampi spazi scavati nel tufo. Questo era Omero, l’ultimo etrusco divenuto immortale.

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