Civitavecchia Porto – Molo Vespucci sotto assedio (Uno). Di Majo pronto alle dimissioni

Roma Marina Yacthing

Altro blitz delle Fiamme Gialle. Altro filone, altro magistrato, altra inchiesta. Acquisiti i documenti che hanno consentito di “aggiustare” il bilancio della PAS (Port Authority Security)

CIVITAVECCHIA – Ormai è fuoco incrociato. Il colpi, pesantissimi, arrivano dall’alto promontorio dove si trova la sede del Tribunale di Civitavecchia. I cannoni sono quelli della Procura della Repubblica, l’esercito quello del capo Andrea Vardaro. I capitani che stanno cannoneggiando Molo Vespucci sono due, Alessandro Gentile da una parte, Roberto Savelli dall’altra.

Bersaglio da affondare il presidente dell’AdSP del Tirreno Centro Settentrionale Francesco Maria Di Majo, la sua segretaria Roberta Macii e i faccendieri che gli ruotano intorno e dei quali cominciano ad emergere i nomi, Ivan Magrì e Lucio Pavone.

Ufficialmente gli indagati sarebbero quattro, ma solo ed esclusivamente perché l’atto “di garanzia” si è reso obbligatorio a seguito delle perquisizioni ambientali e dei sequestri probatori documentali, computer fissi e portatili nonché dei telefoni personali.

La lista degli indagati, invece, da quanto trapela da fonti decisamente autorevoli, sarebbero molti di più.

Infatti se turbativa c’è stata, come scrive l’accusa, ad affidare l’appalto è stata la conferenza dei servizi presieduta dal sindaco Antonio Cozzolino, c’erano anche quelli delle Dogane, della Capitaneria di Porto, Vigili del Fuoco, dirigenti del Ministero dei Trasporti e della Regione Lazio. 

Sul titolo avete avuto modo di leggere (Uno) perché qui tratteremo i primo filone. Sul (Due) parleremo della PAS (Port Authority Security).

Ieri il blitz sulla vicenda del Porto Storico. Il modus operandi degli uomini delle Fiamme Gialle hanno fatto capire benissimo a tutti che, la vicenda,è molto più imponente di quello che possa sembrare e l’evento di ieri solo la punta dell’iceberg.

La genesi del procedimento nasce da questi documenti che noi abbiamo estrapolato dai documenti allegati alla conferenza dei servizi e che riguardano le osservazioni di Massimo Mensurati:

 

Porto Storico Uno

 

Porto Storico Due

 

Come abbiamo avuto modo di anticipare tutti ieri, gli uomini della Guardia di Finanza, di buon ora, hanno bussato alla porta di casa di Francesco Maria Di Majo e del suo segretario generale Roberta Macii.

Perquisizioni a tutto campo, sequestri e, senza perderli mai di vista, prelevati dalle proprie abitazioni e portati negli uffici di Molo Vespucci dove il lavoro è proseguito fino alla mezzanotte.

Perquisizioni domiciliari anche per tutti gli altri e negli uffici in zona porto dove sono stati acquisiti documenti, prelevato computer, controllato uffici, sedi legali ed operative, telefoni, le vetture in uso ai quattro indagati e al dirigente Maurizio Marini dell’Adsp, tutti coinvolti nell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Alessandro Gentile.

Passati al setaccio documenti e copiato memorie di cellulari e hard disk negli uffici dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno centro settentrionale e in quelli di Port Mobility. Il reato ipotizzato è la turbativa d’asta.

Al termine di una conferenza di servizi promossa come previsto dalla legge dal Comune di Civitavecchia, nel marzo scorso era stata selezionata la società Roma Marina Yachting per la realizzazione del progetto, con la seconda società, la Porto Storico, che presentò diversi ricorsi al Tar, ancora pendenti. E come si legge negli avvisi di garanzia l’inchiesta avrebbe preso le mosse proprio dalle dichiarazioni e dagli esposti di Massimo Mensurati, rappresentante della Porto Storico di Civitavecchia srl.

Questi i documenti che secondo l’accusa di Massimo Mensurati, recepita dal sostituto Alessandro Gentile sono alla base di questa ipotesi di turbativa d’asta:

verbale-conferenza-di-servizi-del-28-marzo-1

 

verbale-conferenza-di-servizi-del-21-marzo-2019

 

allegati-al-verbale-del-21-marzo-2019

 

Allegati-al-verbale-del-14-febbraio-2019

 

Nel decreto, firmato lo scorso 13 novembre ed eseguito ieri, il pubblico ministero, ritenendo indispensabili le perquisizioni “non essendo in altro modo acquisibile la fonte di prova” scrive anche di “promesse, collusioni e mezzi fraudolenti” con cui “al fine di condizionare gli esiti” gli indagati, a vario titolo “turbavano il procedimento amministrativo per la determinazione delle modalità di scelta del concorrente promosso dalla stessa Adsp a seguito di richiesta della Porto Storico di Civitavecchia srl per la realizzazione e gestione di un approdo turistico nel porto di Civitavecchia”. 

 

Allegati-al-verbale-del-5-febbraio-2019

 

Al presidente Di Majo in particolare viene contestato di aver rimesso alla conferenza dei servizi nella seduta del 6 giugno 2017 ogni valutazione sul presunto conflitto di interessi esistente rispetto alla domanda concorrente presentata da Roma Marina Yachting, alla scadenza dell’avviso pubblico partecipata al 70% dalla Port Mobility spa, a sua volta allora partecipata per il 19% dalla stessa Adsp. Sempre a Di Majo vengono contestate altre decisioni o valutazioni espresse nelle varie sedute della conferenza dei servizi, fino ad una assenza a una sedut, secondo il pm determinante per un rinvio che “avrebbe consentito di risolvere il conflitto di interessi mediante la cessione delle quote di Prt Mobility detenute dall’Adsp”.

 

decreto perquisizione

 

Al presidente e al segretario generale viene contestato di aver valutato positivamente una integrazione progettuale presentata dalla Roma Marina Yachting che prevedeva l’offerta di quest’ultima società di realizzare a proprie spese le opere marittime di completamento della darsena servizi per circa 13,2 milioni di euro e per aver sostenuto che qualora la stessa Adsp fosse riuscita a realizzare in tempi più brevi le opere marittime proposte dalla Roma Marina Yachting la stessa si sarebbe dovuta impegnare a realizzare lavori pubblici di importo equivalente possibilmente all’interno della stessa darsena servizi. Il presidente di Majo e il segretario generale Macii, piuttosto scossi, non hanno nascosto la loro profonda sorpresa ed amarezza. «Entrambi – ha spiegato l’avvocato Lorenzo Mereu, che li assiste – hanno offerto la massima collaborazione agli organi inquirenti, certi del loro corretto operato e nutrono la massima fiducia nella giustizia. Stiamo valutando le iniziative da porre in essere nel più breve tempo possibile al fine di chiarire la posizione dei suddetti, confidando che le argomentazioni che porteremo all’attenzione della magistratura possano definitivamente, ed in tempi rapidi, chiarire la vicenda e le rispettive posizioni». 

Guido ed Edgardo Azzopardi «si dichiarano assolutamente estranei alla vicenda – ha commentato l’avvocato Andrea Miroli – e sono a disposizione dell’autorità inquirente al fine di chiarire nel più breve tempo possibile la propria posizione. A dimostrazione di ciò, entrambi hanno immediatamente fornito agli operanti tutta la documentazione richiesta per accelerare, anche e soprattutto nell’interesse delle società, la definizione della vertenza. I signori Azzopardi stanno valutando tutte le iniziative giudiziarie da intraprendere per la tutela dei loro interessi, atteso che il presente esposto, da cui scaturisce l’attuale vicenda, costituisce l’ultima delle infondate e maldestre azioni che già in passato i soliti noti hanno assunto in altre sedi giudiziarie (risultando sempre soccombenti) nell’esclusivo intento di ostacolare surrettiziamente l’attività della Roma Marina Yachting».

Certo è che neppure quando l’Authority finì al centro di una lunga e complessa indagine per mafia della Dda (poi terminata con il proscioglimento dei vertici dell’ente allora indagati) si era assistito a un così imponente intervento che, almeno a prima vista, non parrebbe trovare adeguata motivazione dalle ipotesi di reato contenute negli avvisi di garanzia. A meno che non si sia soltanto all’inizio di una tempesta ancora più forte che potrebbe abbattersi su Molo Vespucci.

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